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Reportage sulla linea della “Bestia”

in Poche parole
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Mauro Pagnano ha viag­gia­to in Messico per do­cu­men­ta­re la vi­ta ai mar­gi­ni del­la li­nea fer­ro­via­ria che con­net­te il sud del Paese al con­fi­ne con gli Stati Uniti. Il tre­no mer­ci, tra i più lun­ghi del mon­do, che at­tra­ver­sa con­ti­nua­men­te que­sta trat­ta è so­pran­no­mi­na­to “la Bestia”; i mi­gran­ti, don­ne e uo­mi­ni che cer­ca­no di rag­giun­ge­re clan­de­sti­na­men­te gli States, fug­gen­do la mi­se­ria e le pri­va­zio­ni del­la vi­ta in cer­te aree del Messico, si ar­ram­pi­ca­no al vo­lo sui va­go­ni e chia­ma­no que­sto tre­no “la Bestia” per­ché non si fer­ma mai, al mas­si­mo ral­len­ta. Così, mol­te per­so­ne ne ri­man­go­no tra­vol­te. Il tre­no fe­ri­sce gra­ve­men­te chi sci­vo­la da­gli ap­pi­gli di for­tu­na, uc­ci­de spes­so, la­scian­do lun­go la li­nea un uni­ver­so do­len­te. A so­ste­gno di co­lo­ro che so­no vit­ti­me di que­sto dram­ma nel dram­ma si tro­va­no mol­ti sa­cer­do­ti che ne­gli “al­ber­gue” po­ve­ris­si­mi lun­go la li­nea fer­ra­ta si pro­di­ga­no in ospi­ta­li­tà e cu­re. Uno di que­sti luo­ghi del­la cu­ra si tro­va ad Ixpetec, nel­lo sta­to di Oaxaca, nel pro­fon­do sud del Messico: l’albergue  “Hermanos en el ca­mi­no” è sta­to fon­da­to da pa­dre Alejandro Solalinde, ora sot­to scor­ta per i ten­ta­ti­vi di as­sas­si­nio da par­te dei nar­cos in ac­cor­do con la po­li­zia del­lo Stato. Altra tap­pa in cui so­no sta­te ri­trat­te le don­ne di Las Patronas è il vil­lag­gio di Guadalupe, un pic­co­lis­si­mo cen­tro agri­co­lo vi­ci­no Cordoba, nel­lo sta­to di Veracruz. Veracruz è lo sta­to dei Los Zetas, for­se il car­tel­lo cri­mi­na­le mes­si­ca­no più pe­ri­co­lo­so og­gi al mon­do, la trin­cea do­ve re­si­sto­no que­ste don­ne dell’ausilio ai mi­gran­ti. Una sto­ria rac­con­ta­ta at­tra­ver­so la fo­to­gra­fia d’autore ma an­che un esem­pio di in­for­ma­zio­ne in­di­pen­den­te, di re­spon­sa­bi­li­tà so­cia­le in pri­ma per­so­na.

Questo re­por­ta­ge è sta­to rea­liz­za­to gra­zie al con­tri­bu­to di First Social Life.

Messico, stop al monopolio petrolifero. Un affare per i narcos?

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Via: Valori.it // Messico, stop al monopolio petrolifero. Un affare per i narcos?

L’industria pe­tro­li­fe­ra mes­si­ca­na apre le por­te ai ca­pi­ta­li pri­va­ti. Si at­ten­do­no gran­di in­ve­sti­men­ti e una cre­sci­ta si­gni­fi­ca­ti­va del com­par­to. Ma i car­tel­li del­la dro­ga, da tem­po in­fil­tra­ti nel set­to­re, so­no sem­pre in ag­gua­to.

Adesso è uf­fi­cia­le. L’industria pe­tro­li­fe­ra mes­si­ca­na è de­fi­ni­ti­va­men­te aper­ta al mer­ca­to gra­zie al­la sto­ri­ca ri­for­ma del set­to­re ap­pro­va­ta ie­ri in Senato con una net­ta mag­gio­ran­za di con­sen­si (78 vo­ti fa­vo­re­vo­li e 26 con­tra­ri). Si chiu­de co­sì la lun­ga era del mo­no­po­lio del­la Pemex, l’azienda sta­ta­le che ha con­trol­la­to il set­to­re nel Paese per 76 an­ni. E si apro­no, al tem­po stes­so, im­por­tan­ti pro­spet­ti­ve di svi­lup­po per un com­par­to da trop­po tem­po re­gi­stra­va una cri­si in ter­mi­ni di pro­du­zio­ne con ov­vie con­se­guen­ze sul­le po­ten­zia­li­tà di svi­lup­po dell’economia na­zio­na­le. Finalmente li­be­ri di fa­re il lo­ro in­gres­so nel set­to­re, i gran­di grup­pi in­ter­na­zio­na­li a co­min­cia­re da Exxon e Chevron do­vreb­be­ro far af­flui­re gran­di in­ve­sti­men­ti. L’istituto Grupo Financiero Banorte SAB, ci­ta­to da Bloomberg, sti­ma ope­ra­zio­ni an­nua­li pa­ri a 50 mi­liar­di di dol­la­ri da qui al 2020. Un trion­fo di ca­pi­ta­li pri­va­ti, in­som­ma, di cui il Paese do­vreb­be be­ne­fi­cia­re ri­ca­van­do un’importante spin­ta al­la cre­sci­ta. Ma i dub­bi, ine­vi­ta­bil­men­te, re­sta­no. E le ra­gio­ni so­no no­te da tem­po.

Il pro­ble­ma, co­me no­to, è che il Messico non è an­co­ra riu­sci­to a sra­di­ca­re il fe­no­me­no dell’infiltrazione dei car­tel­li del­la dro­ga nel set­to­re pe­tro­li­fe­ro. I nar­cos han­no im­pa­ra­to da tem­po a in­fil­trar­si nel com­par­to spol­pan­do i pro­fit­ti dell’industria (per ap­pro­fon­di­re ve­di “Mex, drugs & rock ‘n roll. L’assalto dei narco-petrolieri” in “L’era dei Narcostati”, Valori n. 104, no­vem­bre 2012) ar­re­can­do dan­ni enor­mi all’economia na­zio­na­le. Nel so­lo 2013, ri­cor­da­va di re­cen­te Business Insider, i car­tel­li avreb­be­ro sot­trat­to pe­tro­lio per 790 mi­lio­ni di dol­la­ri. Una re­cen­te in­chie­sta di Vice News sul fur­to di pe­tro­lio (par­te del qua­le sa­reb­be ad­di­rit­tu­ra ven­du­to nel­le sta­zio­ni di ri­for­ni­men­to sta­tu­ni­ten­si) ha al­za­to la sti­ma a 5 mi­liar­di di dol­la­ri.

7 Agosto 2014
Matteo Cavallito    @ cavallito@valori.it

Il Messico punta sulla geotermia profonda ad alta temperatura

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Via: Valori.it // Il Paese – che pos­sie­de il quar­to più al­to po­ten­zia­le geo­ter­mi­co al mon­do – inau­gu­re­rà nel 2016 un nuo­vo im­pian­to che con­sen­ti­rà di da­re ener­gia a 40 mi­la per­so­ne, e che si af­fian­che­rà ad al­tre due cen­tra­li “ge­mel­le”.

Il grup­po in­du­stria­le fran­ce­se Alstom ha an­nun­cia­to ie­ri di aver fir­ma­to un con­trat­to da 30 mi­lio­ni di eu­ro con la Commissione Federale per l’Elettricità del Messico per la co­stru­zio­ne di una cen­tra­le geo­ter­mi­ca che sa­rà in gra­do di for­ni­re ener­gia a 40 mi­la per­so­ne.

Il pro­get­to – ri­fe­ri­sce il quo­ti­dia­no Enerzine – sa­rà chia­ma­to Los Humeros III e pre­ve­de di ar­ri­va­re ad una pro­fon­di­tà di 3.500 me­tri, il che con­sen­te di sfrut­ta­re tem­pe­ra­tu­re par­ti­co­lar­men­te al­te. Situato nel­la cit­tà di Chignautla (sta­to di Puebla), do­vreb­be di­spor­re di una po­ten­za in­stal­la­ta di 25 MW, e per­met­te­re ogni an­no la pro­du­zio­ne di ol­tre 200 GWh in me­dia di ener­gia rin­no­va­bi­le. Per l’inaugurazione, tut­ta­via, oc­cor­re­rà aspet­ta­re il se­con­do tri­me­stre del 2016.

Il go­ver­no mes­si­ca­no ha fis­sa­to l’obiettivo di rag­giun­ge­re il 35% di pro­du­zio­ne da fon­ti non fos­si­li en­tro il 2024. Proprio le ri­sor­se geo­ter­mi­che ri­sul­ta­no par­ti­co­lar­men­te ele­va­te nell’area (il Paese van­ta il quar­to po­ten­zia­le più al­to al mon­do, do­po gli Stati Uniti, le Filippine e l’Indonesia) e pos­so­no co­sti­tui­re per que­sto un’importante car­ta per la stra­te­gia ener­ge­ti­ca na­zio­na­le.

Los Humeros III, se con­si­de­ra­to in­sie­me ad al­tri due im­pian­ti (Los Humeros IIA e Los Humeros IIB) che sfrut­ta­no la stes­sa tec­no­lo­gia, po­trà es­se­re in gra­do di ri­spon­de­re al­le esi­gen­ze an­nua­li di cir­ca 120 mi­la mes­si­ca­ni.

14 Novembre 2013

Andrea Barolini

La "settimana nera" del biotech

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Via: Valori.it // Dal re­fe­ren­dum sull’etichettatura de­gli Ogm a Washington ai di­vie­ti in Messico e al­le Hawaii, que­sta set­ti­ma­na non è sta­ta cer­to fa­ci­le per i co­los­si del bio­te­ch…

Questa set­ti­ma­na non è sta­ta cer­to fa­ci­le per i co­los­si del bio­te­ch. A dir­lo è Thruthout, che ci­ta una se­rie di de­ci­sio­ni e sen­ten­ze che si so­no sus­se­gui­te Oltreoceano nei gior­ni scor­si.
Tre gior­ni fa ad esem­pio lo Stato del Messico ha vie­ta­to la se­mi­na di mais Ogm nel pro­prio ter­ri­to­rio. Nel frat­tem­po il Consiglio dell’isola di Kauai, al­le Hawaii, ha ap­pro­va­to una leg­ge che ob­bli­ga le fat­to­rie a ren­de­re no­to l’uso di pe­sti­ci­di e di se­men­ti ge­ne­ti­ca­men­te mo­di­fi­ca­te, im­po­nen­do an­che una zona-cuscinetto in pros­si­mi­tà di ca­se, scuo­le e ospe­da­li. Ha inol­tre ap­pro­va­to in via pre­li­mi­na­re una boz­za che, se ap­pro­va­ta, proi­bi­rà la col­ti­va­zio­ne all’aria aper­ta, lo svi­lup­po, la dif­fu­sio­ne e i te­st su pian­te ge­ne­ti­ca­men­te mo­di­fi­ca­te.
Ma la no­vi­tà più ri­le­van­te – con­ti­nua l’articolo – po­treb­be ar­ri­va­re dal­lo sta­to di Washington, con il re­fe­ren­dum sul­la I-522 che, in ca­so di vit­to­ria dei “sì”, ob­bli­ghe­reb­be all’etichettatura de­gli Ogm. Un ter­re­no pe­ri­co­lo­so per i co­los­si dell’agrochimica, vi­sto che la stra­gran­de mag­gio­ran­za dei cit­ta­di­ni sta­tu­ni­ten­si si è di­chia­ra­ta d’accordo e che, in ca­so di suc­ces­so dell’iniziativa, mol­ti al­tri Stati po­treb­be­ro se­gui­re l’esempio.
Proprio mer­co­le­dì il pro­cu­ra­to­re ge­ne­ra­le di Washington Bob Ferguson ha ci­ta­to in giu­di­zio la Grocery Manufacturers Association, una lob­by che fi­no­ra è sta­ta fra i prin­ci­pa­li do­na­to­ri per la cam­pa­gna per il fal­li­men­to dell’iniziativa re­fe­ren­da­ria. La cau­sa pun­ta il di­to sul­la scar­sa tra­spa­ren­za sull’identità dei sin­go­li do­na­to­ri. Ora que­sti ul­ti­mi so­no sta­ti re­si no­ti: si trat­ta di Pepsico, Coca Cola, Nestlè Usa, General Mills e al­tre so­cie­tà del set­to­re. Fin da su­bi­to in­ve­ce era sta­to ri­ve­la­to che fra i gros­si spon­sor del “no” c’è la Monsanto, con uno stan­zia­men­to pa­ri a 4 mi­lio­ni di dol­la­ri. Il vo­to fi­na­le è in pro­gram­ma per il 5 no­vem­bre.

30 Ottobre 2013

Valentina Neri

Messico, la seconda età dell'oro (nero)

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Via: Valori.it // Nel Paese i con­fi­ni con gli Usa al­lo stu­dio una ri­for­ma del set­to­re pe­tro­li­fe­ro che po­treb­be scon­vol­ge­re i mer­ca­ti: aper­tu­ra ai pri­va­ti stra­nie­ri do­po ol­tre 50 an­ni di na­zio­na­liz­za­zio­ne…

Non una co­sa da nul­la ma una ri­for­ma ra­di­ca­le per il com­par­to dell’energia del Messico, che po­treb­be ri­por­ta­re il Paese su­da­me­ri­ca­no al suo pe­rio­do di mas­si­mo splen­do­re del set­to­re ener­ge­ti­co e del­latri­vel­la­zio­ne pe­tro­li­fe­ra, quan­do  era uno dei pro­dut­to­ri di oro ne­ro più pro­met­ten­ti al mon­do. E ma­ga­ri ri­dur­re ul­te­rior­men­te l’odiata di­pen­den­za Usa dai pro­dut­to­ri dell’OPEC. Questo – se­con­do The New York Times – lo sce­na­rio ven­ti­la­to da al­cu­ni esper­ti del set­to­re in ca­so di suc­ces­so del­la pro­po­sta di ri­for­ma del pre­si­den­teEnrique Peña Nieto, che in­ten­de­reb­be in­ter­rom­pe­re i 50 an­ni e più di pro­du­zio­ne di pe­tro­lio ge­sti­ta esclu­si­va­men­te dal­lo Stato, con­sen­ten­do al­le so­cie­tà stra­nie­re pri­va­te di col­la­bo­ra­re con la com­pa­gnia pe­tro­li­fe­ra na­zio­na­le go­den­do del­la con­di­vi­sio­ne dei pro­fit­ti de­ri­van­ti dal­le nuo­ve esplo­ra­zio­ni.

Parole dol­cis­si­me per le Sette Sorelle e per tut­to il set­to­re pri­va­to, tan­to che le com­pa­gnie pe­tro­li­fe­re ame­ri­ca­ne avreb­be­ro «ri­spo­sto con en­tu­sia­smo». L’ipotesi di una aper­tu­ra del Messico all’esplorazione di nuo­vi gia­ci­men­ti da in­di­vi­dua­re nel­le ac­que pro­fon­de del Golfo del Messico o sul­la ter­ra­fer­ma, com­pre­sa la cac­cia ai ba­ci­ni di sha­le gas, non sem­bra ve­ra al­le cor­po­ra­tions dal­le ta­sche gon­fie di dol­la­ri e pa­dro­ne del­le più re­cen­ti tec­no­lo­gie di per­fo­ra­zio­ne. Le pro­spet­ti­ve di pro­fit­to, del re­sto, so­no no­te­vo­li: se­con­do un re­port di Citi Research ap­pe­na pub­bli­ca­to in Messico ci sa­reb­be­ro da sfrut­ta­re an­co­ra 29 mi­liar­di di ba­ri­li dipe­tro­lio e gas nel Golfo del Messico, e ul­te­rio­ri 13 mi­liar­di di ba­ri­li di pe­tro­lio di sci­sto, per una pro­du­zio­ne che au­men­te­reb­be del 25% en­tro il 2024, fi­no a qua­si 4 mi­lio­ni di ba­ri­li al gior­no.

Il Messico è at­tual­men­te no­no pro­dut­to­re di pe­tro­lio al mon­do e ter­zo tra le fon­ti di pe­tro­lio stra­nie­ro per gli Stati Uniti. Eppure la sua pro­du­zio­ne è pre­ci­pi­ta­ta ne­gli ul­ti­mi an­ni, e le sue espor­ta­zio­ni ver­so gli Usa so­no pas­sa­te da 1,7 mi­lio­ni di ba­ri­li al gior­no del 2006 ai po­co più di 900 mi­la di og­gi. Non so­lo. Ai mes­si­ca­ni toc­ca im­por­ta­re sem­pre mag­gio­ri quan­ti­tà di ben­zi­na dal­le raf­fi­ne­rie sta­tu­ni­ten­si, men­tre le ri­ser­ve di pe­tro­lio in ac­que po­co pro­fon­de so­no sce­se da 60 a 10 mi­liar­di di ba­ri­li sti­ma­ti nel cor­so dell’ultimo tren­ten­nio.

14 Agosto 2013
Corrado Fontana
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