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FIDELIS!

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A Palermo lo scor­so 4 no­vem­bre si è con­clu­sa la se­con­da tap­pa del pro­get­to Fidelis, un’esperienza di pro­du­zio­ne cul­tu­ra­le e ar­ti­sti­ca uni­ca in Europa.

La pri­ma par­te, svol­ta­si a Firenze dal 20 di­cem­bre 2016 al 14 feb­bra­io 2017, ha vi­sto le Gallerie de­gli Uffizi in­sie­me a First Social Life, la Fondazione Falcone ed Open Group inau­gu­ra­re la nuo­va Aula Magliabechiana con l’esposizione La Tutela tri­co­lo­re. I cu­sto­di dell’identità cul­tu­ra­le.

In Fidelis l’Arma dei Carabinieri con il sup­por­to dell’Aeronautica Militare e il pa­tro­ci­nio del Senato del­la Repubblica, as­sie­me al Comando Tutela Patrimonio Culturale, il MiBACT e la Regione Siciliana, in part­ner­ship con First Social Life, la Fondazione Falcone ed Open Group, ti­to­la­ri del­la pro­du­zio­ne com­ples­si­va, han­no col­la­bo­ra­to per la di­fe­sa del pa­tri­mo­nio cul­tu­ra­le che è ra­di­ce dell’identità sto­ri­ca dei po­po­li e per ono­ra­re il pa­tri­mo­nio mo­ra­le e ci­vi­le rap­pre­sen­ta­to da uo­mi­ni che han­no mes­so la pro­pria vi­ta al ser­vi­zio dell’interesse co­mu­ne e del­la di­fe­sa del­la le­ga­li­tà con­tro la cri­mi­na­li­tà e le ma­fie.

Fidelis è il pri­mo pro­get­to espo­si­ti­vo rea­liz­za­to in due se­di straor­di­na­rie:

l’Aula bun­ker del car­ce­re dell’Ucciardone, se­de giu­di­zia­ria sto­ri­ca del Maxiprocesso a Cosa Nostra, il 23 mag­gio 2017, nel 25° an­ni­ver­sa­rio del­la stra­ge di Capaci e di via D’Amelio, do­ve per­se­ro la vi­ta Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e i ri­spet­ti­vi agen­ti di scor­ta (l’allestimento spe­cia­le ha avu­to luo­go nel­le gab­bie ri­ser­va­te agli im­pu­ta­ti nei pro­ces­si di ma­fia);

la Caserma “Bonsignore Dalla Chiesa” del­la Legione Sicilia dell’Arma dei Carabinieri, dal 23 mag­gio al 10 set­tem­bre 2017 (in se­gui­to pro­ro­ga­ta fi­no al 4 no­vem­bre 2017), per il 35° an­ni­ver­sa­rio dell’uccisione del Prefetto, già Generale dell’Arma, Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Le ope­re d’arte re­cu­pe­ra­te dal Comando TPC, ca­po­la­vo­ri re­sti­tui­ti che van­no dal Tintoretto del Museo di Castelvecchio di Verona al Van Gogh del­la Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma, dal Crocifisso in avo­rio dell’Algardi al­le me­ra­vi­glio­se te­sti­mo­nian­ze ar­cheo­lo­gi­che del Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo a Roma, as­sie­me al Concerto di Bartolomeo Manfredi, te­la sfre­gia­ta nel­la stra­ge dei Georgofili e poi par­zial­men­te re­cu­pe­ra­ta, han­no com­po­sto un ori­gi­na­le ed ir­ri­pe­ti­bi­le per­cor­so al­le­sti­to tra l’Aula giu­di­zia­ria e la Caserma dell’Arma.

Desideriamo ri­vol­ge­re un sen­ti­to rin­gra­zia­men­to al­la Regione Siciliana, ai mu­sei e al­le al­tre isti­tu­zio­ni coin­vol­te, agli stu­den­ti che nu­me­ro­sis­si­mi da tut­ta la Sicilia so­no ve­nu­ti a vi­si­ta­re la mo­stra, a tut­ti i no­stri ospi­ti, ai si­ci­lia­ni e al­le per­so­ne dell’Arma che con il lo­ro pre­zio­sis­si­mo sup­por­to ci so­no sta­ti vi­ci­ni in que­sti me­si.

I nu­me­ri:

12.000 vi­si­ta­to­ri

47 scuo­le si­ci­lia­ne

la 46° Brigata Aerea di Pisa con l’impiego di due C-27J e un C-130J dell’Aeronautica Militare per tra­spor­ta­re le ope­re re­cu­pe­ra­te dai Carabinieri dell’Arte.

La Regione Siciliana ha in­te­so spo­sa­re ap­pie­no que­sto pro­get­to pro­muo­ven­do di­ret­ta­men­te a Palazzo Ajutamicristo in Palermo un’ulteriore espo­si­zio­ne con­clu­sa­si sa­ba­to 11 no­vem­bre dal ti­to­lo: Arte re­sti­tui­ta –  Arte ri­tro­va­ta.


FIDELIS

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Istallazione straor­di­na­ria – Aula Bunker 23 mag­gio 2017

Caserma dei Carabinieri “Bonsignore-Dalla Chiesa” – 23 mag­gio, 10 set­tem­bre 2017

L’Arma dei Carabinieri in col­la­bo­ra­zio­ne con il Ministero dei Beni e del­le Attività Culturali e del Turismo e la Regione Siciliana Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, con il con­tri­bu­to dell’Aeronautica Militare, ha pro­mos­so Fidelis, espo­si­zio­ne in­se­ri­ta nel pro­get­to più am­pio “Le cit­tà del­la fi­du­cia”, te­so a pro­muo­ve­re la cul­tu­ra del­la re­spon­sa­bi­li­tà so­cia­le e del­la le­ga­li­tà nel Mediterraneo.

Fidelis è una pro­du­zio­ne a cu­ra ge­ne­ra­le del­la Fondazione Falcone, First Social Life, Open Group

E’ del tut­to ec­ce­zio­na­le che una mo­stra di ope­re co­sì im­por­tan­ti si svol­ga in una ca­ser­ma ope­ra­ti­va dell’Arma. Questo an­ti­co com­ples­so mi­li­ta­re chia­ma­to da tut­ti, a Palermo, “la ca­ser­ma del Generale Dalla Chiesa” – per­ché in que­sto luo­go Carlo Alberto fu Comandante del­la Legione Carabinieri Sicilia – è sim­bo­lo, per la cit­tà e per il Paese, del con­tra­sto vin­cen­te del­lo Stato con­tro “Cosa Nostra”.

La mo­stra è de­di­ca­ta a Giovanni Falcone – as­sas­si­na­to a Capaci il 23 mag­gio del 1992 in­sie­me al­la mo­glie Francesca Morvillo e a Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, del­la Polizia di Stato in ser­vi­zio di scor­ta – a Paolo Borsellino – as­sas­si­na­to il 19 lu­glio  del 1992, con gli agen­ti di Polizia di Stato in ser­vi­zio di scor­ta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina – e a Carlo Alberto Dalla Chiesa – Vice Comandante Generale dei Carabinieri e Prefetto di Palermo, uc­ci­so il 3 set­tem­bre del 1982 in­sie­me al­la mo­glie Emanuela Setti Carraro e al po­li­ziot­to Domenico Russo, in ser­vi­zio di scor­ta – e in spe­cial mo­do al lo­ro la­vo­ro, fer­ti­le di ec­ce­zio­na­li e in­no­va­ti­ve in­tui­zio­ni in­ve­sti­ga­ti­ve, tec­ni­che e cul­tu­ra­li, che co­sti­tui­sco­no tut­to­ra esem­pla­ri mo­del­li per le at­ti­vi­tà del­lo Stato nel­la lot­ta al­la cri­mi­na­li­tà or­ga­niz­za­ta. 

Il pro­get­to com­ples­si­vo, co­me la stes­sa espo­si­zio­ne, rap­pre­sen­ta un mo­del­lo di pro­du­zio­ne cul­tu­ra­le eu­ro­peo in cui si fon­do­no e si for­ti­fi­ca­no vir­tuo­se si­ner­gie tra isti­tu­zio­ni sta­ta­li, isti­tu­zio­ni lo­ca­li, real­tà so­cia­li e as­so­cia­ti­ve, isti­tu­zio­ni ban­ca­rie, im­pre­se, il sin­da­ca­to e la coo­pe­ra­zio­ne per un con­cre­to pat­to ci­vi­le per la le­ga­li­tà e per la tu­te­la del pa­tri­mo­nio cul­tu­ra­le.

L’intero pro­get­to vuol es­se­re, quin­di, un con­tri­bu­to for­te al­la ri­na­sci­ta di tut­ta la co­mu­ni­tà pa­ler­mi­ta­na, si­ci­lia­na e na­zio­na­le, per una rea­le di­fe­sa del pro­prio pa­tri­mo­nio cul­tu­ra­le, an­ti­co e mo­der­no. E’ un esem­pio con­cre­to di azio­ne di re­spon­sa­bi­li­tà so­cia­le, una spe­ri­men­ta­zio­ne di coo­pe­ra­zio­ne ci­vi­le e nel con­tem­po di una nuo­va tan­gi­bi­le for­ma di “eco­no­mia del­la co­no­scen­za”.

Le ope­re espo­ste so­no il ri­sul­ta­to dell’importante e com­ples­sa at­ti­vi­tà che svol­ge da qua­si cinquant’anni quo­ti­dia­na­men­te il Comando Tutela Patrimonio Culturale, in si­ner­gia con le al­tre ar­ti­co­la­zio­ni dell’Arma e con il so­ste­gno del MiBACT. 

Il va­lo­ro­so e spe­ci­fi­co im­pe­gno in­ve­sti­ga­ti­vo pro­fu­so nel­le nu­me­ro­sis­si­me ope­ra­zio­ni di re­cu­pe­ro di be­ni cul­tu­ra­li – du­ra­te spes­so an­ni – ve­de al cen­tro “i Carabinieri dell’arte”, le don­ne e gli uo­mi­ni dell’Arma, esem­pio an­co­ra uni­co a li­vel­lo in­ter­na­zio­na­le di ef­fi­ca­cia e pro­fes­sio­na­li­tà, pun­to di ri­fe­ri­men­to in ma­te­ria per le po­li­zie di tut­ti i Paesi stra­nie­ri. La Banca Dati del Comando – nel­la qua­le so­no con­te­nu­te mi­lio­ni di in­for­ma­zio­ni foto-descrittive di be­ni cul­tu­ra­li, stru­men­ti mu­si­ca­li, mo­bi­li, li­bri an­ti­chi, pre­zio­si be­ni de­vo­zio­na­li e di cul­to, tra­fu­ga­ti e com­mer­cia­ti in de­ci­ne e de­ci­ne di an­ni, per i qua­li non si fer­ma mai la co­stan­te at­ti­vi­tà di ri­cer­ca – è la più va­sta del mon­do, e ispi­ra­tri­ce di quel­la di Interpol.

Questo lun­ghis­si­mo la­vo­ro di in­ve­sti­ga­zio­ne e re­cu­pe­ro, in que­sto ca­so per la gran par­te svol­to in Sicilia, può es­se­re te­sti­mo­nia­to dal­la Testa di Ade, og­gi con­ser­va­ta nell’importante Museo Archeologico di Aidone, nel cuo­re dell’Isola. L’eccezionale ope­ra in ter­ra­cot­ta, fu tra­fu­ga­ta nell’area ar­cheo­lo­gi­ca di Morgantina, ad Aidone, in pro­vin­cia di Enna ne­gli an­ni Settanta, ven­du­ta il­le­ci­ta­men­te al Paul Getty Museum ed espo­sta nel­la se­de di Malibù, in California, fi­no al suo re­cu­pe­ro. Il dot­tor Francesco Rio, Sostituto Procuratore di Enna, ti­to­la­re del­le in­da­gi­ni, è l’autore del­la ro­ga­to­ria in­ter­na­zio­na­le che, nel 2014, ha con­sen­ti­to la re­sti­tu­zio­ne del­la Testa di Ade e, gra­zie al la­vo­ro in­ve­sti­ga­ti­vo del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Palermo, che ha ope­ra­to in stret­to con­tat­to con il Dipartimento dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, il 29 gen­na­io 2016,  si è con­clu­so il lun­go viag­gio di que­sto ca­po­la­vo­ro ine­sti­ma­bi­le, d’epoca el­le­ni­sti­ca, tor­na­to fi­nal­men­te in Sicilia.

Impreziosiscono l’esposizione, tan­te al­tre im­por­tan­tis­si­me ope­re. Tra cui il di­pin­to Il con­cer­to (1610 cir­ca) di Bartolomeo Manfredi, mae­stro di in­fluen­za ca­ra­vag­ge­sca, espo­sto al­le Gallerie de­gli Uffizi, quat­tro di­pin­ti di Tintoretto, ru­ba­ti al mu­seo di Castelvecchio di Verona nel 2015 e re­cu­pe­ra­ti in Ucraina do­po l’arresto di tut­ti gli au­to­ri del fur­to, e il ta­ber­na­co­lo li­gneo, re­cu­pe­ra­to dal­la Chiesa di S. Antonio Abate ad Amatrice e pro­ve­nien­te da­gli in­ter­ven­ti dei “Caschi Blu del­la cul­tu­ra” nel­le zo­ne ter­re­mo­ta­te del Centro Italia. L’importante di­pin­to di Manfredi, un olio su te­la che og­gi so­lo gra­zie al la­bo­rio­so re­stau­ro può es­se­re espo­sto, è sta­to scel­to per que­sta espo­si­zio­ne per l’alto va­lo­re an­che sim­bo­li­co: è tra le ope­re che, nel­la not­te tra il 26 e 27 mag­gio del 1993, fu­ro­no di­strut­te o gra­ve­men­te dan­neg­gia­te dall’esplosione del­la bom­ba che pro­vo­cò la stra­ge ma­fio­sa di via dei Georgofili a Firenze, nel­la qua­le ri­ma­se uc­ci­sa un’intera gio­va­ne fa­mi­glia, con la neo­na­ta Caterina Nencioni.

23 maggio

in R:Post

Alle 17.55 del 23 mag­gio del 1992, cen­ti­na­ia di chi­li di tri­to­lo si­ste­ma­ti in un tun­nel di sco­lo del­le ac­que pio­va­ne, sot­to la car­reg­gia­ta dell’autostrada che col­le­ga l’aeroporto di Punta Raisi con il ca­po­luo­go, esplo­de­va­no, as­sas­si­nan­do Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro agen­ti di Polizia di scor­ta a Giovanni Falcone e a sua mo­glie Francesca Morvillo. Il giu­di­ce, con sua mo­glie mo­ri­ran­no nel­le ore suc­ces­si­ve. Sopravvissero so­la­men­te Angelo Corbo, Paolo Capuzza e Gaspare Cervello, le cui sof­fe­ren­ze, non so­lo fi­si­che, non fi­ni­ro­no mai fi­no ad og­gi. Oggi, ven­ti­quat­tro an­ni do­po, in que­sta Aula Bunker – co­strui­ta esat­ta­men­te trent’anni fa per ospi­ta­re il Maxiprocesso con­tro Cosa Nostra – gre­mi­ta di au­to­ri­tà e di gio­va­ni, la Fondazione Falcone, con Maria Falcone al­la Presidenza, sot­to­li­nea, in mo­do ine­qui­vo­ca­bi­le, che la me­mo­ria è un con­trat­to di re­spon­sa­bi­li­tà so­cia­le, di im­pe­gno cul­tu­ra­le, di pas­sio­ne ci­vi­le, di azio­ne po­li­ti­ca con­tro il si­ste­ma eco­no­mi­co del­la ma­fia e de­gli ami­ci dei ma­fio­si, all’apparenza ma­ga­ri ri­spet­ta­bi­li.

Proprio que­sto gran­de la­vo­ro lun­go an­ni, del­la Fondazione Falcone, ha sem­pre te­nu­to fer­mo il ti­mo­ne sul va­lo­re del­la co­no­scen­za e dell’educazione ci­vi­le del­le nuo­ve ge­ne­ra­zio­ni, pri­mo pas­so con­cre­to con­tro le ma­fie, pon­te tra il la­vo­ro di Giovanni Falcone e l’impegno più at­tua­le con­tro la zo­na gri­gia de­gli af­fa­ri cri­mi­na­li. Le pri­me vit­ti­me, in­fat­ti, dell’azione eco­no­mi­ca e cul­tu­ra­le del­le ma­fie so­no pro­prio il pro­gres­so de­mo­cra­ti­co del­le co­mu­ni­tà e il mon­do del la­vo­ro. In que­sti an­ni, con mi­lio­ni di gio­va­ni coin­vol­ti – so­lo quest’anno ol­tre 350 scuo­le coin­vol­te in tut­ta Italia – la Fondazione Falcone ha vin­to la sfi­da so­cia­le, an­che se la guer­ra ai clan, e ai col­la­bo­ra­to­ri ina­mi­da­ti dei boss, non può dir­si cer­to fi­ni­ta.

Quest’anno, First Social Life è pre­sen­te a Palermo, per do­ve­re mo­ra­le e po­li­ti­co ma an­che per si­gla­re la nuo­va al­lean­za pro­get­tua­le di lun­go pe­rio­do con la Fondazione Falcone. Giulio Romani con Giacinto Palladino, pre­sen­ti in Aula Bunker, so­no ar­ri­va­ti con Giusi Nicolini, la co­rag­gio­sis­si­ma sin­da­co di Lampedusa, chiu­den­do co­sì il cer­chio del­la re­spon­sa­bi­li­tà so­cia­le di tut­ti: First Social Life con il co­mu­ne di Lampedusa, con il Comitato 3 ot­to­bre e con la Fondazione Falcone (pri­mo so­cial part­ner), apri­rà la pri­ma espo­si­zio­ne “ver­so il mu­seo del­la fi­du­cia e del dia­lo­go per il me­di­ter­ra­neo”, il pros­si­mo 3 giu­gno, con­tem­po­ra­nea­men­te al Museo Archeologico del­le Pelagie.

Un pro­get­to mai ten­ta­to pri­ma, pos­si­bi­le gra­zie all’impegno co­rag­gio­sis­si­mo di in­te­re par­ti del­lo Stato, ma an­che sin­go­le don­ne e uo­mi­ni, sen­ten­do il pro­prio ruo­lo per il pro­get­to ben ol­tre il do­ve­re isti­tu­zio­na­le: la Soprintendente ai Beni Culturali e Archelogici di Caterina Greco, Marcello Tagliente del Mibact.

Un pro­get­to a co­sto ze­ro, tut­to so­ste­nu­to da part­ner eco­no­mi­ci pri­va­ti, del mon­do coo­pe­ra­ti­vo bo­lo­gne­se e di una ban­ca im­por­tan­te co­me Cariparma/Credit Agricole (Bank Partner), ma so­pra­tut­to pos­si­bi­le gra­zie all’impegno di­ret­to dei Carabinieri e dell’Aeronautica Militare.

Proprio in que­sto gior­no, do­ve la me­mo­ria si fa con­trat­to di re­spon­sa­bi­li­tà per il fu­tu­ro, que­sta è una pic­co­la di­mo­stra­zio­ne del­la gran­de in­no­va­zio­ne di Giovanni Falcone: uni­tà to­ta­le tra Stato, Forze dell’Ordine, cul­tu­ra e im­pre­se per­be­ne pos­so­no vin­ce­re le ma­fie.

Alessandro de Lisi

XXI Anniversario di Capaci – Intervento Pietro Grasso a Palermo

in _Archivio

Via: Progetto San Francesco //

Cara Maria, gen­ti­li Ministri, Autorità, ca­ri in­se­gnan­ti, ra­gaz­ze e ra­gaz­zi di tut­ta Italia,
og­gi sia­mo an­co­ra una vol­ta in­sie­me, in quest’aula a ri­cor­da­re Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e i lo­ro agen­ti di scor­ta, par­te­ci­pi del­la lo­ro sor­te con per­fet­ta co­scien­za: Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonino Montinaro, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina. Ogni an­no sia­mo qui a rin­no­va­re la pro­mes­sa che tut­ta l’Italia ha fat­to lo­ro do­po i tra­gi­ci fat­ti di Capaci e Via D’Amelio di ri­cor­dar­li sem­pre, di ono­rar­ne la me­mo­ria ogni gior­no, di ri­spet­ta­re e con­di­vi­de­re i va­lo­ri e gli idea­li che rap­pre­sen­ta­no. Ogni an­no l’emozione è più pro­fon­da e i ri­cor­di sem­pre più do­lo­ro­si per me co­me ami­co, co­me cit­ta­di­no, co­me uo­mo del­le isti­tu­zio­ni.

Permettetemi di ri­vol­ge­re un par­ti­co­la­re af­fet­tuo­so sa­lu­to ai fa­mi­lia­ri del­le vit­ti­me e un sin­ce­ro rin­gra­zia­men­to a tut­ti co­lo­ro che han­no la­vo­ra­to per­ché que­sto 23 mag­gio fos­se an­co­ra una vol­ta una gior­na­ta spe­cia­le.
Sono pro­fon­da­men­te gra­to al Presidente Giorgio Napolitano, che mi dà og­gi la pos­si­bi­li­tà di par­la­re an­che a suo no­me, nel tra­smet­te­re il sen­so di que­sto im­pe­gno mo­ra­le, for­tis­si­mo, a pro­se­gui­re con de­ter­mi­na­zio­ne e te­na­cia il cam­mi­no sul­la stra­da del­la me­mo­ria e del dia­lo­go, sui fat­ti che il no­stro Paese ha vis­su­to in quel­la pri­ma­ve­ra e in quell’estate del 1992.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino han­no vis­su­to e la­vo­ra­to per un idea­le di giu­sti­zia con­si­de­ra­ta non so­lo co­me pro­fes­sio­ne ma an­che, pri­ma di tut­to, co­me ob­biet­ti­vo, co­me va­lo­re. In fon­do era il lo­ro la­vo­ro, sem­pli­ce one­sto ser­vi­zio. Troppo spes­so que­sto es­se­re sem­pli­ce­men­te ser­vi­to­ri del­lo sta­to è sta­to pa­ga­to con la vi­ta.

A Palermo Giovanni e Paolo co­min­cia­ro­no a la­vo­ra­re in mo­do nuo­vo, non so­lo nel­le tec­ni­che d’indagine, ma nel­la con­sa­pe­vo­lez­za che il la­vo­ro dei ma­gi­stra­ti nel­la lot­ta al­la ma­fia non po­te­va es­se­re sol­tan­to una di­stac­ca­ta ope­ra di re­pres­sio­ne: era ne­ces­sa­rio che si tra­sfor­mas­se in una spin­ta ver­so un cam­bia­men­to cul­tu­ra­le.

Giovanni era una per­so­na ti­mi­da, se­ria, ta­ci­tur­na ma di un’ironia e un umo­ri­smo par­ti­co­la­ri. La sua qua­li­tà più evi­den­te era la ca­pa­ci­tà di sof­fri­re, di sop­por­ta­re mol­to più de­gli al­tri, sen­za ar­ren­der­si mai. La sua te­na­cia era pro­ver­bia­le. Giovanni si rial­za­va sem­pre. Era al­le­na­to al­la lot­ta, si ri­pa­ra­va die­tro un pe­ren­ne scu­do, in una co­stan­te au­to­di­fe­sa… Aveva l’orgoglio di una di­gni­tà an­ti­ca ed era re­stio a ma­ni­fe­sta­re il ben­ché mi­ni­mo se­gno di de­bo­lez­za. Quante scon­fit­te do­po ogni suc­ces­so, quan­te de­le­git­ti­ma­zio­ni in ogni sno­do del­la sua vi­ta e del­la sua car­rie­ra.

Quando scher­za­va­mo sull’idea del­la mor­te, con iro­nia esor­ciz­zan­te, Paolo era so­li­to di­re a Falcone: “Giovanni, fin­ché sei vi­vo tu, io sto tran­quil­lo”. Dopo il 23 mag­gio 1992 l’espressione di Paolo, sem­pre ten­den­te al sor­ri­so, si tra­sfor­me­rà in una ma­sche­ra di ten­sio­ne e di do­lo­re. Fu chia­ma­to dal­la sua co­scien­za a rac­co­glie­re il la­sci­to pe­ri­co­lo­so del suo ami­co e col­le­ga, e seb­be­ne fi­si­ca­men­te e mo­ral­men­te di­strut­to per la per­di­ta di Giovanni ne as­sun­se la pe­san­te ere­di­tà con la pre­ci­sa con­sa­pe­vo­lez­za che pre­sto avreb­be se­gui­to il suo de­sti­no; ave­va de­ci­so di con­ti­nua­re e si era but­ta­to sen­za un at­ti­mo di tre­gua nel­le in­da­gi­ni, im­po­nen­do­si rit­mi mas­sa­cran­ti con l’ansia di una ve­ra lot­ta con­tro il tem­po.

Questo il suo gran­de in­se­gna­men­to: «Andare avan­ti pur sa­pen­do qua­le de­sti­no ti at­ten­de». Voglio ri­pe­te­re quel che ri­spon­de­va agli ami­ci che gli con­si­glia­va­no di an­da­re via da Palermo, di mol­la­re tut­to, di la­scia­re il com­pi­to ad al­tri: «Non è ami­co chi mi dà que­sti con­si­gli. Gli ami­ci sin­ce­ri so­no quel­li che con­di­vi­do­no le mie scel­te, i miei stes­si idea­li, i va­lo­ri in cui cre­do. Come po­trei fug­gi­re, de­lu­de­re le spe­ran­ze dei cit­ta­di­ni one­sti?» Già pres­so la ca­me­ra ar­den­te del Palazzo di Giustizia ave­va pre­det­to ai ma­gi­stra­ti del suo uf­fi­cio, pun­tan­do il di­to ver­so le cin­que ba­re: “Il no­stro fu­tu­ro è quel­lo lì”.

Giovanni e Paolo ave­va­no pro­vo­ca­to una ve­ra e pro­pria ri­vo­lu­zio­ne del­le co­scien­ze, tra­sfor­man­do l’atavica ras­se­gna­zio­ne al­la con­vi­ven­za con il fe­no­me­no ma­fio­so nel­la con­vin­ta rea­zio­ne ad un si­ste­ma di ma­laf­fa­re e in­giu­sti­zie. I lo­ro va­lo­ri e i lo­ro idea­li han­no aper­to una nuo­va fa­se: dal si­len­zio com­pli­ce di un tem­po ad un con­sa­pe­vo­le ri­sve­glio. E’ un enor­me pas­so avan­ti. Il Paese, quel­lo del­la gen­te co­mu­ne si è di­mo­stra­to straor­di­na­ria­men­te ri­cet­ti­vo nel col­ti­va­re una rin­no­va­ta co­scien­za ci­vi­le.

La ma­fia e le al­tre espres­sio­ni del­la cri­mi­na­li­tà or­ga­niz­za­ta ri­man­go­no an­co­ra og­gi un gra­ve pro­ble­ma del­la no­stra so­cie­tà e del­la no­stra de­mo­cra­zia. Nel qua­dro di una cri­si ge­ne­ra­le che l’economia ita­lia­na ed eu­ro­pea sta af­fron­tan­do – l’Istat ha for­ni­to ie­ri il da­to che 8 mi­lio­ni e mez­zo di ita­lia­ni so­no in con­di­zio­ni di gra­ve po­ver­tà – la com­pe­ne­tra­zio­ne tra la cri­mi­na­li­tà e l’attività eco­no­mi­ca è sem­pre più in­si­dio­sa. La ma­fia si ade­gua al­la mo­der­ni­tà, ai tem­pi, si espan­de su tut­to il ter­ri­to­rio na­zio­na­le e ne tra­va­li­ca i con­fi­ni. Le più re­cen­ti in­da­gi­ni ri­ve­la­no sem­pre mag­gio­ri con­tat­ti e rap­por­ti tra le or­ga­niz­za­zio­ni ma­fio­se ita­lia­ne e le più im­por­tan­ti or­ga­niz­za­zio­ni cri­mi­na­li in­ter­na­zio­na­li, un si­ste­ma or­ga­ni­co per ge­sti­re i co­mu­ni af­fa­ri il­le­ci­ti, per coor­di­na­re l’utilizzo del de­na­ro, de­gli uo­mi­ni e dei mez­zi, per spar­tir­si mer­ca­ti e zo­ne di in­fluen­za. In que­sta evo­lu­zio­ne in­ter­na­zio­na­le l’organizzazione è di­ven­ta­ta più fles­si­bi­le, è in gra­do di adat­tar­si in tem­pi ra­pi­dis­si­mi a qual­sia­si ti­po di at­ti­vi­tà il­le­ci­ta. E la sua azio­ne è tan­to più pe­ne­tran­te in quel­le re­gio­ni do­ve la cri­si, la man­can­za di la­vo­ro, la di­spe­ra­zio­ne, fa­vo­ri­sco­no l’attrazione ver­so oc­ca­sio­ni di la­vo­ro sia pu­re ir­re­go­la­re e at­ti­vi­tà il­le­ci­te con fa­ci­li gua­da­gni. Dove c’è de­lin­quen­za nes­su­no in­ve­ste, nes­su­no por­ta la sua im­pre­sa, men­tre le or­ga­niz­za­zio­ni cri­mi­na­li tro­va­no ab­bon­dan­te ma­no­va­lan­za e han­no tut­to l’interesse a man­te­ne­re una con­di­zio­ne di sot­to­svi­lup­po.

Quest’anno i la­vo­ri del­le scuo­le di tut­ta Italia han­no cer­ca­to di crea­re una “Geografia del­la le­ga­li­tà” e di im­ma­gi­na­re “le nuo­ve rot­te dell’impegno”. Per far que­sto, con la col­la­bo­ra­zio­ne del­le Forze dell’Ordine, han­no evi­den­zia­to co­me in ogni re­gio­ne, in ogni pro­vin­cia, in ogni cit­tà, l’infiltrazione cri­mi­na­le nel tes­su­to po­li­ti­co, eco­no­mi­co e so­cia­le sia pas­sa­to da pre­vi­sio­ne a cer­tez­za.

Ma al­lo­ra che co­sa è cam­bia­to og­gi do­po 21 an­ni dal­le stra­gi?

Il ven­to sof­fia in un’altra di­re­zio­ne. Paolo e Giovanni ci han­no la­scia­to una gran­de ere­di­tà: le lo­ro idee vi­vo­no nel­la co­scien­za ci­vi­le e nel la­vo­ro di tan­ti, don­ne e uo­mi­ni, che scel­go­no ogni gior­no di op­por­si al­la pre­po­ten­za, al­la mor­te del­la co­scien­za, al­lo sfre­gio del­la bel­lez­za di que­sta re­gio­ne e di que­sto pae­se.

Chi rap­pre­sen­ta le isti­tu­zio­ni do­vreb­be guar­da­re al­la lo­ro vi­ta, ispi­rar­si al lo­ro esem­pio e ri­chia­mar­si al­la pro­pria re­spon­sa­bi­li­tà. Lo sta­to de­ve es­se­re ed ap­pa­ri­re for­te, se­rio e cre­di­bi­le, ri­go­ro­so con co­lo­ro che lo con­tra­sta­no, af­fi­da­bi­le con i cit­ta­di­ni one­sti. Per que­sto ri­ten­go inap­pro­pria­to so­ste­ne­re che pro­po­ste le­gi­sla­ti­ve di con­tra­sto al­la ma­fia, al­la cor­ru­zio­ne, al vo­to di scam­bio e co­sì via, pos­sa­no es­se­re con­si­de­ra­te “di­vi­si­ve”. L’unica di­vi­sio­ne pos­si­bi­le nel con­tra­sto al­la cor­ru­zio­ne è quel­la tra gli one­sti e i cor­rot­ti.

Cari ra­gaz­zi, con voi e per voi ab­bia­mo il do­ve­re di non di­men­ti­ca­re. Più tar­di ci re­che­re­mo da­van­ti all’albero Falcone, una splen­di­da ma­gno­lia che è di­ven­ta­ta luo­go del­la me­mo­ria con­di­vi­sa, al­ta­re lai­co di co­lo­ro che non si ras­se­gna­no. Sappiate fa­re te­so­ro dell’eredità che ci han­no la­scia­to, non sia­te si­len­ti di­nan­zi al­le in­giu­sti­zie, non sco­rag­gia­te­vi di fron­te al­le av­ver­si­tà, non ar­ren­de­te­vi ai po­ten­ti e ai pre­po­ten­ti ma pre­pa­ra­te­vi con lo stu­dio, con il la­vo­ro, a lot­ta­re nel­la vi­ta, per­ché non esi­sto­no for­ze in­vin­ci­bi­li.

In que­sto gior­no di com­mo­zio­ne e par­te­ci­pa­zio­ne, sot­to l’albero sen­ti­re­te la brez­za scuo­te­re le fo­glie del­la ma­gno­lia e spaz­za­re via, per un mo­men­to, tut­te le in­giu­sti­zie del mon­do. Rievocate la sen­sa­zio­ne di quel­la brez­za ogni vol­ta che vi tro­ve­re­te a fa­re del­le scel­te, per di­re no ai fa­vo­ri­ti­smi, al­le scor­cia­to­ie, al­le lu­sin­ghe del po­te­re. Questo è il te­sta­men­to mo­ra­le che ci han­no la­scia­to, que­sto è il mi­glior mo­do di ono­ra­re chi ha da­to la vi­ta per il no­stro Paese.

PSF, Cisl e Siulp ricordano la strage di Capaci

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Via: Progetto San Francesco //

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COMUNICATO

Anche Como ri­cor­da la stra­ge di Capaci, do­ve fu­ro­no as­sas­si­na­ti da Cosa Nostra il 23 mag­gio del 1992 Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. “Ricordiamo il la­vo­ro e il va­lo­re di Giovanni Falcone e de­gli agen­ti di scor­ta, ma chie­dia­mo ve­ri­tà e re­spon­sa­bi­li­tà su tut­te le stra­gi di ma­fia. Come si­ci­lia­no ri­tro­vo an­che qui la stes­sa ten­sio­ne so­cia­le vo­lon­ta­ria a non il­lu­mi­na­re la zo­na gri­gia. Sarebbe bel­lo e giu­sto, che il gior­no del­la stra­ge di Capaci, an­che a Como, na­sces­se un’associazione di pro­fes­sio­ni­sti li­be­ri pron­ti a de­nun­cia­re e com­bat­te­re gli in­te­res­si del­la zo­na gri­gia. Con la cri­si il ri­schio di un con­ta­gio è evi­den­te, an­che a Como, e ri­cor­da­re non può ba­sta­re se non si pro­se­gue il la­vo­ro so­cia­le del gran­de ma­gi­stra­to, ov­ve­ro re­ci­de­re i le­ga­mi vo­lon­ta­ri tra co­sche e cre­di­to, tra clan e po­li­ti­ca, tra boss e la­vo­ro. Il ter­zo li­vel­lo non va cer­ca­to in al­to, ma nel bas­so del con­sen­so so­cia­le al­le ma­fie, a Palermo co­me a Como” co­sì ri­cor­dan­do la stra­ge di Capaci il di­ret­to­re del Centro Studi Sociali con­tro le ma­fie Progetto San Francesco Alessandro de Lisi.
Alle ore 17 di gio­ve­dì 23 mag­gio ver­rà de­po­sto un maz­zo di fio­ri al­la ba­se dell’albero pian­ta­to sul Lungolago Trieste con Maria Falcone e i sin­da­ca­li­sti del SIULP, del­la Cisl e del­le tan­te Federazioni che ne han­no vo­lu­to la pian­tu­ma­zio­ne a pe­ren­ne me­mo­ria.

Giornata della legalità – a Como ricordato Falcone in Tribunale

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“Oggi è la gior­na­ta del do­lo­re, ven­tu­no an­ni fa ve­ni­va­no uc­ci­si a Capaci Giovanni Falcone e Francesca Morvillo e con lo­ro gli agen­ti di scor­ta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Con lo­ro fu­ro­no coin­vol­ti an­che al­tri ser­vi­to­ri del­lo Stato, co­me Angelo Corbo, Paolo Capuzzo, Giuseppe Costanza e Gaspare Cervello so­prav­vis­su­ti, ma che an­co­ra og­gi sof­fro­no sen­za tre­gua per quel che han­no vis­su­to.

Oggi è an­che la gior­na­ta del­la me­mo­ria e dell’impegno, per­ché non avreb­be sen­so ri­cor­da­re sen­za pro­muo­ve­re, an­co­ra con più for­za, l’impegno del­la lot­ta al­le ma­fie.

Per noi si­gni­fi­ca una nuo­va sta­gio­ne di re­spon­sa­bi­li­tà e di pro­po­ste so­cia­li con­tro le ma­fie nel mon­do del la­vo­ro: cre­di­to al­le fa­mi­glie e al­le po­li­ti­che at­ti­ve del la­vo­ro, pre­mia­li­tà al­le im­pre­se per­be­ne che pub­bli­ca­no la cer­ti­fi­ca­zio­ne an­ti­ma­fia e si­gla­no il lo­ro im­pe­gno per le whi­te li­st, equo ca­no­ne per le at­ti­vi­tà pro­dut­ti­ve che ade­ri­sco­no al con­su­mo cri­ti­co e ad Addio Pizzo.

Accanto a que­sto una nuo­va re­te di cre­di­to eti­co per le fa­mi­glie e per i la­vo­ra­to­ri, re­cu­pe­ran­do le ri­sor­se dai ca­pi­ta­li con­fi­sca­ti al­le ma­fie” – co­sì Alessandro de Lisi in rap­pre­sen­tan­za del Centro Studi Sociali Contro le ma­fie Progetto San Francesco, in­sie­me a Claudio Ramaccini e Benny Madonia, e a Leonardo Palmisano del­la Segreteria Provinciale CISL dei Laghi e al ter­mi­ne del­la com­me­mo­ra­zio­ne del­la stra­ge di Capaci in Tribunale estre­ma­men­te so­bria e com­po­sta, pre­sen­ti i ver­ti­ci isti­tu­zio­na­li e del­le for­ze in­ve­sti­ga­ti­ve, il sin­da­co di Como Lucini e il Prefetto di Como Michele Tortora.

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