Passione civile

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Evidenze - page 2

Siamo con la popolazione

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I ter­re­mo­ti non si pos­so­no pre­ve­de­re. La cu­ra per il ter­ri­to­rio è un no­stro do­ve­re co­sti­tu­zio­na­le. Il pri­mo pen­sie­ro è ri­vol­to al­la po­po­la­zio­ne, al suo do­lo­re col­let­ti­vo e all’atroce sof­fe­ren­za di cia­scu­na del­le fa­mi­glie del­le vittime.Alle 3.36 di sta­not­te gli aghi dei si­smo­gra­fi im­paz­zi­sco­no, re­gi­stran­do il ter­re­mo­to nel cuo­re del Paese, tra Lazio, Umbria e Marche, in quell’area di sno­do che por­ta ad Assisi, a L’Aquila, ver­so zo­ne ne­gli scor­si an­ni col­pi­te gra­ve­men­te da al­tri si­sma.

Un’area da de­cen­ni og­get­to di stu­di di geo­fi­si­ca, al cen­tro dell’attenzione del­la Protezione Civile e del­le al­tre isti­tu­zio­ni pre­po­ste a por­ta­re soc­cor­so al­le po­po­la­zio­ni col­pi­te dal­le at­ti­vi­tà na­tu­ra­li, co­me ap­pun­to i ter­re­mo­ti.

Non esi­ste al­cu­no stru­men­to tec­no­lo­gi­co o elet­tro­ni­co in gra­do di mi­su­ra­re in an­ti­ci­po la vo­lon­tà del­la Terra di scuo­ter­si, tut­ta­via già nel­la no­stra Costituzione è pre­vi­sto l’impegno per la cu­ra del ter­ri­to­rio, del suo pae­sag­gio, del pa­tri­mo­nio sto­ri­co na­zio­na­le, che è pie­no di vi­ta, di per­so­ne, di bam­bi­ni, nient’affatto un mu­seo. Oggi que­sti luo­ghi la­te­ra­li, bel­lis­si­mi co­me Amatrice, an­ti­chi epi­cen­tri del­la cul­tu­ra pro­fon­da e dell’identità del no­stro Paese, non esi­sto­no più. Sono se­pol­cri che gri­da­no la con­dan­na al­la tra­san­da­ta pro­gram­ma­zio­ne del­la sal­va­guar­dia dei cen­tri mi­no­ri e del­la lo­ro ar­chi­tet­tu­ra di ter­ra, mat­to­ni, le­gno, sas­si.

In una na­zio­ne eu­ro­pea so­pra­tut­to, ta­le sal­va­guar­dia do­vreb­be es­se­re car­di­ne del­la re­spon­sa­bi­li­tà so­cia­le del­la po­li­ti­ca, per­ché cu­ran­do i luo­ghi, i pae­si­ni , le chie­se, i pa­laz­zi del pas­sa­to, si cu­ra­no e si pro­teg­go­no le per­so­ne che lì vi­vo­no, ma an­che la no­stra stes­sa iden­ti­tà di po­po­lo di pro­vin­cia.

Oggi è il gior­no dei soc­cor­si, dei pom­pie­ri, dei ca­ra­bi­nie­ri, dei sol­da­ti, dei vo­lon­ta­ri che ac­cor­ro­no per sal­va­re le vi­te in­trap­po­la­te tra quei sas­si e quel­le tra­vi che avrem­mo do­vu­to cu­ra­re, ri­strut­tu­ra­re, sal­va­guar­da­re.

Siamo ac­can­to al­la po­po­la­zio­ne col­pi­ta e fa­re­mo quan­to nel­le no­stre pos­si­bi­li­tà per aiu­tar­la.

Domani, pe­rò, con ur­gen­za ve­ra, non ser­vi­ran­no “New Town” or­ren­de e of­fen­si­ve – of­fe­se per la leg­ge e per le per­so­ne – ben­sì una nuo­va epo­ca di one­stà: sia­mo un Paese di ma­re e di pic­co­li bor­ghi, di cen­tri la­te­ra­li, di pa­tri­mo­ni lon­ta­ni dal­le me­tro­po­li, tut­ta­via pre­fe­ria­mo com­por­tar­ci co­me te­xa­ni, in­na­mo­ra­ti so­lo dei grat­ta­cie­li, del­le fie­re, dell’architettura com­mer­cia­le. Ma se i ter­re­mo­ti non si pos­so­no pre­ve­de­re, que­sta que­sta di­stan­za tra ciò che sia­mo e ciò che fac­cia­mo fin­ta di es­se­re può es­se­re vin­ta dal­la re­spon­sa­bi­li­tà so­cia­le di tut­ti. Intervenire, ogni vol­ta, a po­ste­rio­ri sen­za pro­gram­ma­re è un de­lit­to, pre­mes­sa di un’altra stra­ge che non pos­sia­mo (non dob­bia­mo) più tol­le­ra­re.

Il catalogo della mostra di Lampedusa

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Per ac­qui­sta­re il ca­ta­lo­go del­la mo­stra Verso il Museo del Dialogo e del­la Fiducia per il Mediterraneo, puoi ri­vol­ger­ti all’indirizzo info@firstsociallife.it

FSL Lampedusa 01

FSL Lampedusa 03

FSL Lampedusa 04

Nizza Europa

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Fate pre­sto. Anzi, “Fate pre­sto” ti­to­la­va Il Mattino nel­le ore suc­ces­si­ve al tre­men­do ter­re­mo­to dell’Irpinia, fa­cen­do ap­pel­lo al­la co­mu­ni­tà na­zio­na­le af­fin­ché in­ter­ve­nis­se per so­ste­ne­re, soc­cor­re­re e com­pa­ti­re la po­po­la­zio­ne col­pi­ta. Il ge­sto dell’artista ha rein­car­na­to quel­la pri­ma pa­gi­na in un’opera glo­ba­le, co­smo­po­li­ta, fa­cen­do si che la co­mu­ni­tà mon­dia­le fos­se con­sa­pe­vo­le, at­tra­ver­so Warhol, del dram­ma di tut­ti e non so­lo di un luo­go de­fi­la­to del pia­ne­ta, l’Irpinia ap­pun­to.

L’Europa é na­ta ve­ra­men­te a Ventotene, con la vi­sio­ne di Spinelli, Rossi, Colorni, ma an­che giu­sta­men­te se­con­do Wiesel, lì sul­la so­glia dei can­cel­li spa­lan­ca­ti dei cam­pi di ster­mi­nio na­zi­sti, li­be­ra­ti dal­le for­ze al­lea­te. L’Europa é cre­sciu­ta pia­no pia­no e sem­pre sul san­gue di dram­mi che han­no col­pi­to pro­fon­da­men­te il sen­so co­mu­ne del­la re­spon­sa­bi­li­tà; Marcinelle, coi suoi mor­ti nel poz­zo del­la mi­nie­ra, emi­gran­ti che co­me la­vo­ra­to­ri ed es­se­ri uma­ni va­le­va­no me­no del car­bo­ne che estrae­va­no, se­con­do ac­cor­di eco­no­mi­ci ver­go­gno­si; Srebrenica, la stra­ge bo­snia­ca che po­co più di ven­ti an­ni fa ha stra­zia­to più di ot­to­cen­to per­so­ne, nel­la fu­ria cri­mi­na­le l’Europa mi­li­ta­re ha con­su­ma­to le gi­noc­chia, col­pe­vol­men­te, pur di non agi­re e te­ne­re in­sie­me pa­ne e fa­me. Solo per ci­ta­re dram­mi re­cen­ti di la­vo­ro e guer­ra.

Poi Palermo, le stra­gi per un lun­go de­cen­nio (1980/1992) in cui ma­fia e af­fa­ri e con­sen­so in­ci­vi­le ri­bal­ta­va­no il di­rit­to e l’identità ita­lia­na: an­che al­lo­ra po­co co­rag­gio in­ter­na­zio­na­le, vi­sto che sia­mo ri­ma­sti l’unico Paese del­la Comunità Europea ad ave­re nel Codice di Procedura Penale il rea­to di as­so­cia­zio­ne ma­fio­sa.

Ma ades­so, l’Europa che ha re­si­sti­to ed é cre­sciu­ta con tut­to que­sto, ve­ra­men­te ri­schia di es­se­re sof­fo­ca­ta più dal­la bu­ro­cra­zia del­la pau­ra che dal ter­ro­ri­smo stes­so. La for­ti­fi­ca­zio­ne dei con­fi­ni, la ge­lo­sia ideo­lo­gi­ca, l’isolazionismo eco­no­mi­co, la ri­nun­cia cul­tu­ra­le ri­schia­no di ter­re­mo­ta­re la co­mu­ni­tà po­li­ti­ca e an­nien­ta­re la co­mu­ni­tà dei po­po­li. 

Nizza é la cre­pa, ter­ri­bi­le, inac­cet­ta­bi­le, spa­ven­to­sa (con­dan­ne non ag­get­ti­vi) che ri­ve­la an­co­ra una vol­ta il cor­so di que­sto ter­re­mo­to.

Fate pre­sto, si fac­cia pre­sto a rea­gi­re con fi­du­cia, co­rag­gio e uni­tà, sen­za bar­ri­ca­re i con­fi­ni, sen­za ri­nun­cia­re al­la giu­sti­zia.

AdL

Verso il Museo della Fiducia e del Dialogo per il Mediterraneo

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3 giu­gno 3 ot­to­bre 2016
Via Roma 3 – Museo Archeologico del­le Pelagie, MARP
Lampedusa

Il 3 giu­gno si è aper­ta la pri­ma espo­si­zio­ne del pro­get­to “Verso il Museo del­la Fiducia e del Dialogo per il Mediterraneo” e il Museo Archeologico del­le Pelagie, al­la pre­sen­za del Presidente del­la Repubblica Italiana Sergio Mattarella ac­com­pa­gna­to dal Sindaco di Lampedusa e Linosa Giusi Nicolini, dai Ministri Dario Franceschini e Angelino Alfano, dal Presidente del­la Regione Siciliana Rosario Crocetta, dall’Assessore ai Beni Culturali e all’identità si­ci­lia­na Carlo Vermiglio, dal­la Soprintendente ai Beni Culturali e Archeologici di Agrigento Caterina Greco e da mi­glia­ia di lam­pe­du­sa­ni in fe­sta ac­cor­si in via Roma.

Frontiera del­la fron­tie­ra, mar­gi­ne estre­mo an­che del si­gni­fi­ca­to dei ter­mi­ni po­li­ti­ci che co­sti­tui­sco­no il tem­po pre­sen­te, co­mu­ni­tà di don­ne e uo­mi­ni ospi­ta­li, Lampedusa, estre­ma­men­te coin­vol­ta dal­la tem­pe­rie sto­ri­ca, si raf­for­za qua­le sim­bo­lo. Questa ri­fles­sio­ne ci ha con­dot­ti a vo­ler rea­liz­za­re una mo­stra che sia pre­mes­sa di un più am­pio pro­get­to di pro­du­zio­ne, a so­ste­gno pro­prio del­la fi­du­cia e del dia­lo­go, uti­le al­la pro­mo­zio­ne dei va­lo­ri di pa­ce e di re­spon­sa­bi­li­tà so­cia­le che Lampedusa espri­me.
I ter­mi­ni cul­tu­ra­li al­la ra­di­ce del te­ma scien­ti­fi­co del pro­get­to so­no pro­prio “glo­ria” e “con­fi­ne”, am­bi­ti poe­ti­ci en­tro cui è av­ve­nu­ta la ri­cer­ca av­ven­tu­ro­sa del­le re­la­zio­ni so­cia­li e isti­tu­zio­na­li.
Le ope­re che co­sti­tui­sco­no il cor­po del­la pri­ma espo­si­zio­ne, tran­si­to ver­so la rea­liz­za­zio­ne del “Museo del­la Fiducia e del Dialogo per il Mediterraneo”, pos­so­no es­se­re con­si­de­ra­te qua­li stru­men­ti per orien­tar­si nel “ma­re del­le ra­di­ci co­mu­ni”.

Un pro­get­to del Comune di Lampedusa e Linosa, Comitato 3 Ottobre, First Social Life

Curatori Generali Giacinto Palladino, Alessandro de Lisi, Valerio Cataldi.

I part­ner isti­tu­zio­na­li di pro­get­to ad og­gi so­no:

La RAI
Usigrai
Associazione Vittime Civili di Guerra

L’Arma dei Carabinieri.
L’Aeronautica Militare Italiana
La Marina Militare Italiana

La Regione Siciliana – la Presidenza e l’Assessorato ai Beni Culturali e all’identità si­ci­lia­na;
Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, di­ret­ta­men­te col Ministro;
Il Ministero de­gli Esteri;
La Soprintendenza Speciale per il pa­tri­mo­nio ar­cheo­lo­gi­co del­la Sicilia;
La Soprintendenza ai Beni Culturali e Archeologici di Agrigento
Le Gallerie de­gli Uffizi;
I Musei Civici Veneziani;
Il Museo Correr;
Il Museo Storico del­la Marina Militare Italiana di Venezia;
Il Museo del Bardo di Tunisi;
L’istituto di Cultura Italiana di Tunisi;
Il Museo del­le Culture e del­la Civiltà Mediterranea di Marsiglia;
Il Museo Mille Suoni Mille Voci – Pelegalli di Bologna
La Fondazione del Museo del­le Trame Mediterranee di Gibellina;
Il Museo Archeologico “A. Salinas” di Palermo;
Galleria Interdisciplinare Regionale del­la Sicilia di Palazzo Abatellis;
Il Museo Diocesano di Agrigento;
Il Museo del­la Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo – MUFOCO
La Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia.

Fondazione Falcone – Primo Social Partner.

Coop Alleanza 3.0, Opengroup, Seacoop, Cadiai Cooperativa Sociale, Consorzio L’Arcolaio, Camelot, Società Dolce – Radio Città del Capo.
Cariparma/Credit Agricole – Bank Partner
Gruppo Bassilichi
Soroptimist International d’Italia
Roadhaouse
Sirio e Vega Hotel – Lampedusa
IGuzzini
Arternativa – tra­spor­ti re­spon­sa­bi­li fi­ne art

Lampedusa

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Verso il mu­seo del­la Fiducia e del Dialogo per il Mediterraneo.

Questo è un pro­get­to di pro­mo­zio­ne del­la cul­tu­ra del­la re­spon­sa­bi­li­tà so­cia­le nel Mediterraneo, at­tra­ver­so la fun­zio­ne ci­vi­le e la poe­ti­ca dell’arte. Non è una mo­stra sul Mediterraneo, ben­sì vuo­le es­se­re un rac­con­to po­li­ti­co del­la glo­ria del­la per­so­na, un’occasione di in­da­gi­ne sul­le ra­di­ci co­mu­ni, la sal­va­guar­dia del pas­sa­to crea­ti­vo e poe­ti­co di un si­ste­ma in­ter­di­pen­den­te uni­co al mon­do, e poi, at­tra­ver­so la con­tem­po­ra­nei­tà dei me­dia cul­tu­ra­li, il rac­con­to sul sen­so dell’identità mol­te­pli­ce at­tua­le. Un fat­to cul­tu­ra­le com­ples­so e mol­to an­ti­co, la gran­de in­no­va­zio­ne ar­ti­sti­ca e co­strut­ti­va dell’immaginario me­di­ter­ra­neo por­ta­to da­gli ar­ti­sti d’origine nor­da­fri­ca­na at­tra­ver­so i mo­sai­ci di­ven­ta un esca­mo­ta­ge sto­ri­co per tro­va­re il le­ga­me tra di­ver­se spon­de geo­gra­fi­che, un’accortezza ul­te­rio­re in re­la­zio­ne ai re­cen­ti fat­ti, do­ve con gli at­tac­chi ter­ro­ri­sti­ci di Parigi, di Sousse e di Tunisi, al Museo del Bardo ed al­la Guardia Presidenziale, l’elemento del­la fra­gi­li­tà del­la “pa­ce me­di­ter­ra­nea” tor­na di col­po ad es­se­re po­li­ti­ca­men­te in pri­mo pia­no. Un’indagine sul mar­gi­ne che oscil­la dal­le tes­se­re de­gli an­ti­chi mo­sai­ci ai fram­men­ti vio­len­ti, al­le scheg­ge pe­ri­co­lo­se di un nuo­vo mo­del­lo so­cia­le pro­po­sto dal­le ma­fie che traf­fi­ca­no in es­se­ri uma­ni e dal ter­ro­ri­smo ba­sa­to sul­la pau­ra e sui nuo­vi con­fi­ni che es­sa, la pau­ra, con­se­guen­te­men­te, raf­for­za. La glo­ria dell’umanità tro­va pie­no com­pi­men­to nell’arte e nel­la cul­tu­ra, ab­bat­te e di­se­gna i con­fi­ni sen­za vio­len­za, tu­te­la le per­so­ne nel­la na­tu­ra più ve­ra del­la lo­ro mol­te­pli­ce iden­ti­tà. Nell’arte e nel­la fo­to­gra­fia con­tem­po­ra­nea – an­che nel dia­lo­go con il pas­sa­to che spes­so si rin­trac­cia nel­le ope­re più re­cen­ti – si tro­va­no gli ele­men­ti di pro­fon­di­tà, len­tez­za e leg­ge­rez­za in­di­spen­sa­bi­li ad un più for­te ed op­po­sto mo­del­lo so­cia­le ba­sa­to sul­la pa­ce e il dia­lo­go. Questo pro­get­to è dia­lo­gi­co, con un per­no geo­gra­fi­co, l’isola di Lampedusa e di­ver­si al­tro­ve ri­spet­to a que­sta co­mu­ni­tà. Dalla Tunisia, dal Marocco, dall’Egitto, dall’Algeria, dal­la Spagna, dal­la Francia, da al­tri Paesi me­di­ter­ra­nei, dal­la spon­da adria­ti­ca e mit­te­leu­ro­pea ar­ri­ve­ran­no nel tem­po opere/contributo per l’edificazione del pri­mo Museo del­la Fiducia e del Dialogo per il Mediterraneo in Europa, a Lampedusa. Particolare cu­ra si vuo­le de­di­ca­re ai luo­ghi ita­lia­ni che han­no avu­to un for­te le­ga­me con la spon­da me­ri­dio­na­le del Mediterraneo, co­me ad esem­pio i si­ti ec­ce­zio­na­li di Aquileia, Piazza Armerina, Brescia, Venezia, Genova e Napoli. Abbiamo chie­sto al­le Gallerie de­gli Uffizi di es­se­re l’istituzione ca­po­fi­la per l’Europa, pri­mo mu­seo d’Italia e prin­ci­pa­le luo­go di ri­fe­ri­men­to del pa­tri­mo­nio di co­no­scen­za de­di­ca­to all’evoluzione del­la no­stra stes­sa iden­ti­tà na­zio­na­le. Altresì, per cia­scu­no dei Paesi e del­le isti­tu­zio­ni part­ner del pro­get­to vi è la ri­chie­sta di rea­liz­za­re fram­men­ti col­la­te­ra­li, li­to­ra­nei le­ga­ti al te­ma del­la fi­du­cia e del dia­lo­go, con­nes­si e con­tem­po­ra­nei all’esposizione di Lampedusa, sia­no es­si mo­stre, istal­la­zio­ni, ele­men­ti ur­ba­ni e nar­ra­ti­vi “sul con­fi­ne” po­li­ti­co del pro­get­to stes­so. Dall’iniziativa, con for­za, so­no ban­di­ti gli ele­men­ti re­to­ri­ci e la fi­lo­so­fia ri­cat­ta­to­ria del­la ca­ri­tà mon­da­na, poi­ché il pro­get­to è ecu­me­ni­co e lai­co al tem­po stes­so: sin­ce­ri­tà, re­spon­sa­bi­li­tà e fra­ter­ni­tà vo­glio­no es­se­re i no­di mo­ra­li ed eti­ci del­la poe­ti­ca com­ples­si­va del­lo stes­so. Lampedusa de­ve ef­fet­ti­va­men­te es­se­re il luo­go del ri­tro­va­men­to dell’identità par­zia­le di que­sta Europa in cri­si po­li­ti­ca, al con­tem­po i luo­ghi di azio­ne e di pre­sti­to per le ope­re del Museo del­la Fiducia, po­tran­no es­se­re “i con­fes­so­ri” di ta­le con­di­zio­ne com­ples­sa. Il pro­get­to vuo­le ri­chia­ma­re l’attenzione di cia­scu­no su ognu­na del­le per­so­ne che mi­gra­no, che so­no sfrut­ta­te, ri­cat­ta­te, umi­lia­te dai “si­gno­ri del­la guer­ra e del­la spe­ran­za”, espo­nen­ti cri­mi­na­li di ma­fie di si­ste­ma con­tro le qua­li non si può la­scia­re va­can­te ogni ten­ta­ti­vo di op­po­si­zio­ne po­li­ti­ca e ci­vi­le. Al con­tem­po è un omag­gio al va­lo­re e al­la ge­ne­ro­si­tà dei lam­pe­du­sa­ni che han­no spa­lan­ca­to le brac­cia ver­so cen­ti­na­ia di mi­glia­ia di per­so­ne ar­ri­va­te in que­sti an­ni. Il pa­tri­mo­nio in­tan­gi­bi­le di cui è ric­co il Mediterraneo at­tra­ver­sa tut­to il sa­pe­re, le per­so­ne che lo ani­ma­no so­no pro­ta­go­ni­sti di di­ver­se di­sci­pli­ne, am­bi­ti scien­ti­fi­ci e ar­ti­sti­ci e dia­lo­ga­no da sem­pre con le tra­di­zio­ni e le iden­ti­tà di cui è com­po­sto il Mediterraneo stes­so. Questa com­ples­sa e fer­ti­le hei­mat mol­te­pli­ce, può con­flui­re a Lampedusa nel Museo del­la Fiducia e del Dialogo at­tra­ver­so i pre­sti­ti tem­po­ra­nei del­le ope­re e le crea­zio­ni “in si­tu” di au­to­ri e ar­ti­sti dif­fe­ren­ti: il rap­por­to con il Museo Nazionale del Bardo è il car­di­ne di un pro­ces­so di svi­lup­po so­cia­le che vuo­le pro­muo­ve­re un mo­del­lo eco­no­mi­co so­ste­ni­bi­le ba­sa­to sul­la co­no­scen­za.

Giacinto PalladinoAlessandro de Lisi (cu­ra­to­ri ge­ne­ra­li)

Vers le mu­sée de la Confiance et du Dialogue pour la Méditerranée*

C’est un pro­jet pour la pro­mo­tion de la cul­tu­re de la re­spon­sa­bi­li­té so­cia­le dans la Méditerranée, à tra­vers la fonc­tion ci­vi­le et la poé­ti­que de l’art. Il ne con­sti­tue pas une ex­po­si­tion sur la Méditerranée, mais veut être un ré­cit po­li­ti­que de la gloi­re de la per­son­ne, une chan­ce pour étu­dier les ra­ci­nes com­mu­nes, la pré­ser­va­tion du pas­sé créa­tif et poé­ti­que d’un sy­stè­me in­ter­dé­pen­dant uni­que dans le mon­de, et puis, à tra­vers la con­tem­po­ra­néi­té des mé­dias cul­tu­rels, l’histoire sur le sens de l’identité mul­ti­ple ac­tuel­le. Un thè­me cul­tu­rel com­ple­xe et très vieux, la gran­de in­no­va­tion ar­ti­sti­que et con­struc­ti­ve de l’imagination mé­di­ter­ra­néen­ne tran­smi­se par des ar­ti­stes d’origine nor­da­fri­cai­ne à tra­vers les mo­saï­ques, de­vient le stra­ta­gè­me hi­sto­ri­que pour trou­ver le lien en­tre les dif­fé­ren­tes ri­ves géo­gra­phi­ques, une sa­ges­se ul­té­rieu­re par rap­port aux ré­cen­ts évé­ne­men­ts et à la sui­te des at­ten­ta­ts ter­ro­ri­stes à Paris, Sousse et Tunis, con­tre le Musée du Bardo et la Garde Présidentielle, l’élément de la fra­gi­li­té de la «paix mé­di­ter­ra­néen­ne» re­vient su­bi­te­ment à être po­li­ti­que­ment au pre­mier plan. Une en­quê­te sur la mar­ge al­lant des tes­sel­les de mo­saï­ques an­cien­nes aux frag­men­ts vio­len­ts, aux gra­vil­lons dan­ge­reux d’un nou­veau mo­dè­le so­cial pro­po­sé par les ma­fias qui opè­rent le tra­fic des êtres hu­mains et par le ter­ro­ri­sme fon­dé sur la peur et sur les nou­vel­les fron­tiè­res que la peur, par con­sé­quent, ren­for­ce. La gloi­re de l’humanité trou­ve son ac­com­plis­se­ment dans l’art et la cul­tu­re, frap­pe et des­si­ne les fron­tiè­res sans vio­len­ce, pro­tè­ge les per­son­nes dans la vra­ie na­tu­re de leurs iden­ti­tés mul­ti­ples. Dans l’art et la pho­to­gra­phie con­tem­po­rai­ne – éga­le­ment dans le dia­lo­gue avec le pas­sé qui peut sou­vent être re­tra­cé dans les oeu­vres les plus ré­cen­tes – sont les élé­men­ts de la pro­fon­deur, de la len­teur et de la lé­gè­re­té, in­di­spen­sa­bles à un mo­dè­le so­cial fort et con­trai­re fon­dé sur la paix et le dia­lo­gue. Ce pro­jet est dia­lo­gi­que, avec un pi­vot géo­gra­phi­que, l’île de Lampedusa et dif­fé­ren­ts au­tres lieux par rap­port à cet­te com­mu­nau­té. Les oeuvres/contribution à la con­struc­tion du pre­mier Musée de la Confiance et du Dialogue de la Méditerranée en Europe, à Lampedusa ar­ri­ve­ront au fil du temps de la Tunisie, du Maroc, de l’Egypte, de l’Algérie, de l’Espagne, de la France, d’autres pays de la Méditerranée, de la ri­ve adria­ti­que et mit­te­leu­ro­péen­ne. On veut por­ter une at­ten­tion par­ti­cu­liè­re à des si­tes ita­liens qui ont eu une re­la­tion for­te avec la ri­ve me­ri­dio­na­le de la Méditerranée, tels que les si­tes ex­cep­tion­nels d’Aquilée, Piazza Armerina, Brescia, Venise, Gênes et Naples. Nous avons de­man­dé aux Galeries des Offices d’être l’institution chef de fi­le pour l’Europe, le pre­mier mu­sée d’Italie et le prin­ci­pal point de ré­fé­ren­ce du pa­tri­moi­ne de la con­nais­san­ce sur l’évolution de no­tre pro­pre iden­ti­té na­tio­na­le. En ou­tre, on de­man­de à cha­cun des pays et des in­sti­tu­tions par­te­nai­res du pro­jet de pro­dui­re des frag­men­ts pa­ral­lè­les, cô­tiè­res, liés au thè­me de la con­fian­ce et du dia­lo­gue, con­ne­xes et con­tem­po­rains à l’exposition de Lampedusa, qu’il s’agisse d’expositions, d’installations, d’éléments ur­bains et nar­ra­tifs “sur la fron­tiè­re” po­li­ti­que du pro­jet lui-même. Les élé­men­ts rhé­to­ri­ques et la phi­lo­so­phie du chan­ta­ge de la cha­ri­té mon­dai­ne sont in­ter­di­ts, avec for­ce, de l’initiative par­ce que le pro­jet est oe­cu­mé­ni­que et laï­que en mê­me temps: l’honnêteté, la re­spon­sa­bi­li­té et la fra­ter­ni­té veu­lent être des noeuds mo­raux et éthi­ques de la poé­ti­que glo­ba­le de lui-même. Lampedusa doit ef­fec­ti­ve­ment être le si­te de la dé­cou­ver­te de l’identité par­tiel­le de cet­te Europe en cri­se po­li­ti­que, tan­dis que les lieux d’action et de prêt pour les oeu­vres du Musée de la Confiance, se­ront des « con­fes­seurs » de cet­te con­di­tion com­ple­xe. Le pro­jet vi­se à at­ti­rer l’attention de cha­cun sur cha­cu­ne des per­son­nes qui mi­grent, qui sont ex­ploi­tés, vic­ti­mes de chan­ta­ge, hu­mi­liés par les «sei­gneurs de la guer­re et de l’espoir», les mem­bres cri­mi­nels des ma­fias de sy­stè­me con­tre le­squel­les nous ne pou­vons pas lais­ser va­cant tou­te ten­ta­ti­ve d’opposition po­li­ti­que et ci­vi­le. Dans le mê­me temps c’est un hom­ma­ge à la va­leur et à la gé­né­ro­si­té des Lampedusiens qui ont ou­vert leurs bras à des cen­tai­nes de mil­liers de per­son­nes ar­ri­vées dans ces der­niè­res an­nées. Le pa­tri­moi­ne im­ma­té­riel dont la Méditerranée est ri­che tra­ver­se tou­te la con­nais­san­ce, les gens qui l’animent sont les pro­ta­go­ni­stes de dif­fé­ren­tes di­sci­pli­nes, do­mai­nes scien­ti­fi­ques et ar­ti­sti­ques et dia­lo­guent de­puis tou­jours avec les tra­di­tions et les iden­ti­tés qui com­po­sent la Méditerranée elle-même. Ce com­ple­xe, fer­ti­le et mul­ti­ple hei­mat peut con­ver­ger à Lampedusa dans le Musée de la Confiance et du Dialogue à tra­vers des prê­ts tem­po­rai­res d’oeuvres et de créa­tions «in si­tu» de dif­fé­ren­ts au­teurs et ar­ti­stes: la re­la­tion avec le Musée National du Bardo est la pier­re an­gu­lai­re d’un pro­cé­dé de dé­ve­lop­pe­ment so­cial qui vi­se à pro­mou­voir un mo­dè­le éco­no­mi­que du­ra­ble fon­dé sur la con­nais­san­ce.

Giacinto Palladino et Alessandro de Lisi Commissaires gé­né­raux

*tra­du­zio­ni: Angela Agresta

Agenda 2016: confini e sconfini

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L’agenda 2016 del­la First Cisl s’intitola Confini e Sconfini: ec­co il te­sto in­tro­dut­ti­vo

In que­sto mo­men­to sto­ri­co e so­cia­le in cui le tra­sfor­ma­zio­ni geo­po­li­ti­che ed eco­no­mi­che so­no ac­ce­le­ra­te da di­ver­se emer­gen­ze, ri­flet­te­re sul te­ma dei con­fi­ni e del lo­ro su­pe­ra­men­to si­gni­fi­ca ap­pro­fon­di­re di­ver­si aspet­ti ci­vi­li col­le­ga­ti.

Le emer­gen­ze uma­ni­ta­rie che ri­guar­da­no il ba­ci­no del Mediterraneo, per la lo­ro quo­ti­dia­na dram­ma­ti­ci­tà, pos­so­no far im­ma­gi­na­re, at­tra­ver­so il mes­sag­gio dei me­dia, che sia­no esclu­si­va­men­te un pro­ble­ma eu­ro­peo.

È del tut­to evi­den­te co­me le gran­di e dram­ma­ti­che emi­gra­zio­ni, i viag­gi pe­ri­co­lo­si, la dif­fi­col­tà di so­prav­vi­ve­re a que­sti spo­sta­men­ti, do­ve i pro­ta­go­ni­sti so­no ri­cat­ta­ti nel men­tre da ma­fie e or­ga­niz­za­zio­ni cri­mi­na­li sen­za scru­po­li, sia­no un fat­to glo­ba­le e dif­fu­so.

First Social Life – co­me as­so­cia­zio­ne di pro­mo­zio­ne so­cia­le col­le­ga­ta nel suo più pro­fon­do agi­re a First Cisl, di cui si con­di­vi­do­no gli obiet­ti­vi po­li­ti­ci e so­cia­li ma an­che le gran­di ri­sor­se cul­tu­ra­li e uma­ne, don­ne e uo­mi­ni da an­ni im­pe­gna­ti nel­la co­mu­ni­tà e nei ter­ri­to­ri – ha vo­lu­to ap­pro­fon­di­re il te­ma dei con­fi­ni e il lo­ro su­pe­ra­men­to.

In una sta­gio­ne co­sì com­pli­ca­ta e de­li­ca­ta co­me que­sta, in cui il mon­do del la­vo­ro e la so­cie­tà so­no mi­nac­cia­ti da di­ver­se ideo­lo­gie po­pu­li­ste che vor­reb­be­ro con­fi­na­re le bat­ta­glie e le con­qui­ste di an­ni di im­pe­gno, ci sia­mo in­ter­ro­ga­ti sui di­ver­si aspet­ti dei ter­mi­ni “li­mi­te”, “con­fi­ne”, “fron­tie­ra” e sul lo­ro na­tu­ra­le e uma­no su­pe­ra­men­to.

Gli ita­lia­ni so­no sta­ti esu­li, pro­fu­ghi, emi­gra­ti e han­no con­tri­bui­to, col lo­ro

pel­le­gri­nag­gio col­let­ti­vo, al­la co­stru­zio­ne di una so­cie­tà più am­pia, la­scian­do­ci un’eredità che og­gi re­cu­pe­ria­mo e at­tua­liz­zia­mo nel­la no­stra pas­sio­ne ci­vi­le, la stes­sa che spin­ge don­ne e uo­mi­ni a su­pe­ra­re il con­fi­ne pri­va­to del do­lo­re e del­la re­spon­sa­bi­li­tà, di­ve­nen­do pro­ta­go­ni­sti di­chia­ra­ti e pub­bli­ci nel­le lot­te per la le­ga­li­tà e la giu­sti­zia.

Infine, con re­spon­sa­bi­li­tà, ab­bia­mo re­cu­pe­ra­to im­ma­gi­ni “con­fi­na­te” ne­gli ar­chi­vi del­la sto­ria, da Ellis Island – l’isola del­le la­cri­me, di­fron­te New York, in cui ar­ri­va­va­no le na­vi di mi­gran­ti eu­ro­pei – al­le col­le­zio­ni fa­mi­lia­ri pri­va­te, al fi­ne di il­lu­stra­re sim­bo­li­ca­men­te e con at­ten­zio­ne i di­ver­si con­tri­bu­ti pub­bli­ca­ti.

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TESSERAMENTO 2019