Passione civile

Category archive

R:Post

Fidelis – Opere dell’arte restituita

in R:Post

A Palermo lo scor­so 4 no­vem­bre si è con­clu­sa la se­con­da tap­pa del pro­get­to Fidelis, un’esperienza di pro­du­zio­ne cul­tu­ra­le e ar­ti­sti­ca uni­ca in Europa.

La pri­ma par­te, svol­ta­si a Firenze dal 20 di­cem­bre 2016 al 14 feb­bra­io 2017, ha vi­sto le Gallerie de­gli Uffizi in­sie­me a First Social Life, la Fondazione Falcone ed Open Group inau­gu­ra­re la nuo­va Aula Magliabechiana con l’esposizione La Tutela tri­co­lo­re. I cu­sto­di dell’identità cul­tu­ra­le.

In Fidelis l’Arma dei Carabinieri con il sup­por­to dell’Aeronautica Militare e il pa­tro­ci­nio del Senato del­la Repubblica, as­sie­me al Comando Tutela Patrimonio Culturale, il MiBACT e la Regione Siciliana, in part­ner­ship con First Social Life, la Fondazione Falcone ed Open Group, ti­to­la­ri del­la pro­du­zio­ne com­ples­si­va, han­no col­la­bo­ra­to per la di­fe­sa del pa­tri­mo­nio cul­tu­ra­le che è ra­di­ce dell’identità sto­ri­ca dei po­po­li e per ono­ra­re il pa­tri­mo­nio mo­ra­le e ci­vi­le rap­pre­sen­ta­to da uo­mi­ni che han­no mes­so la pro­pria vi­ta al ser­vi­zio dell’interesse co­mu­ne e del­la di­fe­sa del­la le­ga­li­tà con­tro la cri­mi­na­li­tà e le ma­fie.

Fidelis è il pri­mo pro­get­to espo­si­ti­vo rea­liz­za­to in due se­di straor­di­na­rie:

l’Aula bun­ker del car­ce­re dell’Ucciardone, se­de giu­di­zia­ria sto­ri­ca del Maxiprocesso a Cosa Nostra, il 23 mag­gio 2017, nel 25° an­ni­ver­sa­rio del­la stra­ge di Capaci e di via D’Amelio, do­ve per­se­ro la vi­ta Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e i ri­spet­ti­vi agen­ti di scor­ta (l’allestimento spe­cia­le ha avu­to luo­go nel­le gab­bie ri­ser­va­te agli im­pu­ta­ti nei pro­ces­si di ma­fia);

la Caserma “Bonsignore Dalla Chiesa” del­la Legione Sicilia dell’Arma dei Carabinieri, dal 23 mag­gio al 10 set­tem­bre 2017 (in se­gui­to pro­ro­ga­ta fi­no al 4 no­vem­bre 2017), per il 35° an­ni­ver­sa­rio dell’uccisione del Prefetto, già Generale dell’Arma, Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Le ope­re d’arte re­cu­pe­ra­te dal Comando TPC, ca­po­la­vo­ri re­sti­tui­ti che van­no dal Tintoretto del Museo di Castelvecchio di Verona al Van Gogh del­la Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma, dal Crocifisso in avo­rio dell’Algardi al­le me­ra­vi­glio­se te­sti­mo­nian­ze ar­cheo­lo­gi­che del Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo a Roma, as­sie­me al Concerto di Bartolomeo Manfredi, te­la sfre­gia­ta nel­la stra­ge dei Georgofili e poi par­zial­men­te re­cu­pe­ra­ta, han­no com­po­sto un ori­gi­na­le ed ir­ri­pe­ti­bi­le per­cor­so al­le­sti­to tra l’Aula giu­di­zia­ria e la Caserma dell’Arma.

Desideriamo ri­vol­ge­re un sen­ti­to rin­gra­zia­men­to al­la Regione Siciliana, ai mu­sei e al­le al­tre isti­tu­zio­ni coin­vol­te, agli stu­den­ti che nu­me­ro­sis­si­mi da tut­ta la Sicilia so­no ve­nu­ti a vi­si­ta­re la mo­stra, a tut­ti i no­stri ospi­ti, ai si­ci­lia­ni e al­le per­so­ne dell’Arma che con il lo­ro pre­zio­sis­si­mo sup­por­to ci so­no sta­ti vi­ci­ni in que­sti me­si.

I nu­me­ri:

12.000 vi­si­ta­to­ri

47 scuo­le si­ci­lia­ne

la 46° Brigata Aerea di Pisa con l’impiego di due C-27J e un C-130J dell’Aeronautica Militare per tra­spor­ta­re le ope­re re­cu­pe­ra­te dai Carabinieri dell’Arte.

La Regione Siciliana ha in­te­so spo­sa­re ap­pie­no que­sto pro­get­to pro­muo­ven­do di­ret­ta­men­te a Palazzo Ajutamicristo in Palermo un’ulteriore espo­si­zio­ne con­clu­sa­si sa­ba­to 11 no­vem­bre dal ti­to­lo: Arte re­sti­tui­ta –  Arte ri­tro­va­ta.


Nella fo­to: il Presidente del­la Repubblica Sergio Mattarella e il Ministro dell’Interno Marco Minniti con il Presidente Onorario di First Social Life Giulio Romani nel gior­no del­la Visita di Stato al­la mo­stra Fidelis a Palermo.

(Per gen­ti­le con­ces­sio­ne dell’Ufficio Cerimoniale del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri)

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Fidelis per la cerimonia di commemorazione del 35° anniversario dell’uccisione del generale dalla Chiesa.

in R:Post/Varia

La se­ra del 3 set­tem­bre 1982 al­le 21.15, do­po ap­pe­na 100 gior­ni dal suo in­se­dia­men­to qua­le Prefetto di Palermo, ve­ni­va bar­ba­ra­men­te tru­ci­da­to a col­pi di ka­la­sh­ni­kov il ge­ne­ra­le Carlo Alberto dal­la Chiesa, già Vice Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri; in­sie­me a lui la mo­glie Emanuela Setti Carraro, spo­sa­ta il 12 lu­glio 1982 e l’agente di scor­ta Domenico Russo.

Il Presidente del­la Repubblica Sergio Mattarella nell’ambito del­la com­me­mo­ra­zio­ne per il 35° an­ni­ver­sa­rio dell’uccisione del ge­ne­ra­le dal­la Chiesa, do­po aver de­po­sto una co­ro­na d’alloro in via Isidoro Carini, luo­go dell’agguato ma­fio­so, ha par­te­ci­pa­to al­la mes­sa of­fi­cia­ta dall’Arcivescovo me­tro­po­li­ta di Palermo, Mons. Corrado Lorefice pres­so la Chiesa di San Giacomo dei Militari nel­la Caserma dei Carabinieri del Comando Legione Sicilia, se­de del­la mo­stra “Fidelis”, rea­liz­za­ta dall’Arma dei Carabinieri in col­la­bo­ra­zio­ne con il Ministero dei Beni e del­le Attività Culturali e del Turismo, la Regione Siciliana e l’Aeronautica Militare con la Fondazione Falcone, First Social Life e Open Group.

Il Presidente del­la Repubblica, in­sie­me ai fi­gli del ge­ne­ra­le dal­la Chiesa, Rita, Nando e Simona, al­la ve­do­va dell’agente Russo, Filomena Rizzo con i fi­gli Antonio e Dino, al Presidente del Senato, Pietro Grasso, al Ministro dell’Interno, Marco Minniti, al Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Tullio Del Sette e a nu­me­ro­se au­to­ri­tà lo­ca­li ci­vi­li e mi­li­ta­ri ha poi pro­se­gui­to il per­cor­so espo­si­ti­vo in Sala Niglio espri­men­do vi­vo ap­prez­za­men­to e gran­de ri­co­no­scen­za per il pro­get­to cul­tu­ra­le ed espo­si­ti­vo “Fidelis”.

23 maggio

in R:Post

Alle 17.55 del 23 mag­gio del 1992, cen­ti­na­ia di chi­li di tri­to­lo si­ste­ma­ti in un tun­nel di sco­lo del­le ac­que pio­va­ne, sot­to la car­reg­gia­ta dell’autostrada che col­le­ga l’aeroporto di Punta Raisi con il ca­po­luo­go, esplo­de­va­no, as­sas­si­nan­do Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro agen­ti di Polizia di scor­ta a Giovanni Falcone e a sua mo­glie Francesca Morvillo. Il giu­di­ce, con sua mo­glie mo­ri­ran­no nel­le ore suc­ces­si­ve. Sopravvissero so­la­men­te Angelo Corbo, Paolo Capuzza e Gaspare Cervello, le cui sof­fe­ren­ze, non so­lo fi­si­che, non fi­ni­ro­no mai fi­no ad og­gi. Oggi, ven­ti­quat­tro an­ni do­po, in que­sta Aula Bunker – co­strui­ta esat­ta­men­te trent’anni fa per ospi­ta­re il Maxiprocesso con­tro Cosa Nostra – gre­mi­ta di au­to­ri­tà e di gio­va­ni, la Fondazione Falcone, con Maria Falcone al­la Presidenza, sot­to­li­nea, in mo­do ine­qui­vo­ca­bi­le, che la me­mo­ria è un con­trat­to di re­spon­sa­bi­li­tà so­cia­le, di im­pe­gno cul­tu­ra­le, di pas­sio­ne ci­vi­le, di azio­ne po­li­ti­ca con­tro il si­ste­ma eco­no­mi­co del­la ma­fia e de­gli ami­ci dei ma­fio­si, all’apparenza ma­ga­ri ri­spet­ta­bi­li.

Proprio que­sto gran­de la­vo­ro lun­go an­ni, del­la Fondazione Falcone, ha sem­pre te­nu­to fer­mo il ti­mo­ne sul va­lo­re del­la co­no­scen­za e dell’educazione ci­vi­le del­le nuo­ve ge­ne­ra­zio­ni, pri­mo pas­so con­cre­to con­tro le ma­fie, pon­te tra il la­vo­ro di Giovanni Falcone e l’impegno più at­tua­le con­tro la zo­na gri­gia de­gli af­fa­ri cri­mi­na­li. Le pri­me vit­ti­me, in­fat­ti, dell’azione eco­no­mi­ca e cul­tu­ra­le del­le ma­fie so­no pro­prio il pro­gres­so de­mo­cra­ti­co del­le co­mu­ni­tà e il mon­do del la­vo­ro. In que­sti an­ni, con mi­lio­ni di gio­va­ni coin­vol­ti – so­lo quest’anno ol­tre 350 scuo­le coin­vol­te in tut­ta Italia – la Fondazione Falcone ha vin­to la sfi­da so­cia­le, an­che se la guer­ra ai clan, e ai col­la­bo­ra­to­ri ina­mi­da­ti dei boss, non può dir­si cer­to fi­ni­ta.

Quest’anno, First Social Life è pre­sen­te a Palermo, per do­ve­re mo­ra­le e po­li­ti­co ma an­che per si­gla­re la nuo­va al­lean­za pro­get­tua­le di lun­go pe­rio­do con la Fondazione Falcone. Giulio Romani con Giacinto Palladino, pre­sen­ti in Aula Bunker, so­no ar­ri­va­ti con Giusi Nicolini, la co­rag­gio­sis­si­ma sin­da­co di Lampedusa, chiu­den­do co­sì il cer­chio del­la re­spon­sa­bi­li­tà so­cia­le di tut­ti: First Social Life con il co­mu­ne di Lampedusa, con il Comitato 3 ot­to­bre e con la Fondazione Falcone (pri­mo so­cial part­ner), apri­rà la pri­ma espo­si­zio­ne “ver­so il mu­seo del­la fi­du­cia e del dia­lo­go per il me­di­ter­ra­neo”, il pros­si­mo 3 giu­gno, con­tem­po­ra­nea­men­te al Museo Archeologico del­le Pelagie.

Un pro­get­to mai ten­ta­to pri­ma, pos­si­bi­le gra­zie all’impegno co­rag­gio­sis­si­mo di in­te­re par­ti del­lo Stato, ma an­che sin­go­le don­ne e uo­mi­ni, sen­ten­do il pro­prio ruo­lo per il pro­get­to ben ol­tre il do­ve­re isti­tu­zio­na­le: la Soprintendente ai Beni Culturali e Archelogici di Caterina Greco, Marcello Tagliente del Mibact.

Un pro­get­to a co­sto ze­ro, tut­to so­ste­nu­to da part­ner eco­no­mi­ci pri­va­ti, del mon­do coo­pe­ra­ti­vo bo­lo­gne­se e di una ban­ca im­por­tan­te co­me Cariparma/Credit Agricole (Bank Partner), ma so­pra­tut­to pos­si­bi­le gra­zie all’impegno di­ret­to dei Carabinieri e dell’Aeronautica Militare.

Proprio in que­sto gior­no, do­ve la me­mo­ria si fa con­trat­to di re­spon­sa­bi­li­tà per il fu­tu­ro, que­sta è una pic­co­la di­mo­stra­zio­ne del­la gran­de in­no­va­zio­ne di Giovanni Falcone: uni­tà to­ta­le tra Stato, Forze dell’Ordine, cul­tu­ra e im­pre­se per­be­ne pos­so­no vin­ce­re le ma­fie.

Alessandro de Lisi

Un filo rosso

in R:Post

Lampedusa 18 mag­gio 2016
Oggi First Social Life, co­min­cian­do i la­vo­ri ne­gli spa­zi del Museo Storico e Archeologico del­le Isole Pelagie, ha aper­to il can­tie­re del­la fi­du­cia. Grazie a Caterina Greco, Soprintendente per i Beni Archeologici del­la Provincia di Agrigento, a Carlo Vermiglio, Assessore Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità si­ci­lia­na, in­sie­me a Giusi Nicolini (Sindaco co­rag­gio­sis­si­mo di Lampedusa e Linosa) le im­pre­se e i lo­ro col­la­bo­ra­to­ri han­no po­tu­to ini­ziare l’opera di co­stru­zio­ne de­gli al­le­sti­men­ti. Un fi­lo ros­so le­ga le sto­rie po­po­la­ri di que­sti pro­get­ti so­cia­li com­ples­si, im­pre­se del ter­ri­to­rio di Casal di Principe, Rino Di Bona ad esem­pio ne è un pro­ta­go­ni­sta, con in te­sta gli ar­chi­tet­ti Costantino Diana, Raffaele Semonella e Giuseppe Diana, che han­no re­so pos­si­bi­le “La lu­ce vin­ce l’ombra – gli Uffizi a Casal di Principe”, so­no nell’isola, an­che per que­sta nuo­va real­tà. Un pro­get­to di eco­no­mia del­la co­no­scen­za, per la pri­ma vol­ta in Europa, da­rà vi­ta al più im­por­tan­te mu­seo coo­pe­ra­ti­vo del Mediterraneo gra­zie al so­ste­gno di part­ner pri­va­ti im­pe­gna­ti di­ret­ta­men­te nel­la pro­du­zio­ne. Prossima tap­pa, im­bal­lag­gio del­le ope­re e poi in viag­gio ver­so Lampedusa da Firenze, Marsiglia, Venezia, Cinisello Balsamo, Reggio Emilia, Bologna, Palermo, Agrigento, Tunisi fi­no a qui, nel cuo­re del­la no­stra re­spon­sa­bi­li­tà.

Marsiglia

in R:Post

Marsiglia, cit­tà d’arte e di cul­tu­ra, cit­tà fa­ro del Mediterraneo fon­da­ta ver­so il 600 a.C. da co­lo­ni gre­ci è una por­ta aper­ta. Sul mon­do, su­gli al­tri.
Il MuCEM, le Musée des Civilisations de l’Europe et de la Mediterranée, im­per­di­bi­le in quan­to sim­bo­lo del Rinascimento mar­si­glie­se, ci se­du­ce con la sua in­cre­di­bi­le ar­chi­tet­tu­ra, 17 mi­la me­tri qua­dra­ti di ve­tro e ce­men­to che una pas­se­rel­la col­le­ga al vec­chio Fort Saint-Jean fa­cen­do­ci com­pie­re un me­ra­vi­glio­so viag­gio nel tem­po.
Il più im­por­tan­te mu­seo del­le cul­tu­re e del­le iden­ti­tà del Mediterraneo in Europa, in­si­gni­to del Premio mu­seo 2015 del Consiglio d’Europa, sor­ge a fi­lo d’acqua all’entrata del por­to vec­chio, frut­to di un pro­fon­do e ra­di­ca­le rin­no­va­men­to, di una sfi­da vin­ta da Marsiglia nel 2013, quan­do qua­le ca­pi­ta­le eu­ro­pea del­la cul­tu­ra ha ri­for­ma­to gli spa­zi ur­ba­ni de­gra­da­ti del va­stis­si­mo “vec­chio por­to” e da­to vi­ta al mo­der­no po­lo cul­tu­ra­le plu­ri­di­sci­pli­na­re do­ve an­tro­po­lo­gia, sto­ria, ar­cheo­lo­gia, sto­ria dell’arte e ar­te con­tem­po­ra­nea si in­cro­cia­no.
First Social Life nel per­se­gui­re il pro­get­to di pro­mo­zio­ne del­la re­spon­sa­bi­li­tà so­cia­le nel­la co­stru­zio­ne di un mo­del­lo eco­no­mi­co so­ste­ni­bi­le e ac­cor­to al­le per­so­ne e all’ambiente, ha con­clu­so a Marsiglia l’intesa ge­ne­ra­le che por­te­rà ope­re del MuCEM al Museo del­la Fiducia e del Dialogo per il Mediterraneo a Lampedusa.
L’incontro, ri­chie­sto da First Social Life, at­tra­ver­so i cu­ra­to­ri ge­ne­ra­li del Progetto, Giacinto Palladino e Alessandro de Lisi, si è svol­to con la re­gia di Eike Schmidt, il di­ret­to­re sim­bo­lo del­la ri­for­ma Franceschini, og­gi a gui­da del­le Gallerie de­gli Uffizi, po­lo mu­sea­le ca­po­fi­la del Progetto.
Per il MuCEM, che ha ri­spo­sto con gran­de in­te­res­se, han­no par­te­ci­pa­to: il Presidente Jean-François Chougnet, il Capo del­le Relazioni Internazionali Mikaël Mohamed, il Direttore scien­ti­fi­co e del­le col­le­zio­ni e “Conservatore” del pa­tri­mo­nio Zeev Gourarier, a sot­to­li­nea­re il va­lo­re e l’importanza dell’unione tra isti­tu­zio­ni cul­tu­ra­li in­ter­na­zio­na­li per crea­re a Lampedusa il po­lo cul­tu­ra­le più a sud d’Europa, cro­ce­via del­le ci­vil­tà e del­le ra­di­ci co­mu­ni dei po­po­li del Mediterraneo.
A lo­ro First Social Life e le Gallerie de­gli Uffizi, con Marta Onali e Angela Agresta, han­no po­tu­to espri­me­re a no­me di tut­ti i part­ner coin­vol­ti, in pri­mis il Comitato 3 ot­to­bre e la Fondazione Giovanni e Francesca Falcone, l’istanza di un coin­vol­gi­men­to del MuCEM nel­la co­stru­zio­ne par­te­ci­pa­ta del pro­get­to più com­ples­si­vo.
Così Eike Schmidt du­ran­te la pre­sen­ta­zio­ne mar­si­glie­se del pro­get­to di Lampedusa:
“Si vuo­le met­te­re in­sie­me e far la­vo­ra­re uni­ti gran­di isti­tu­ti mu­sea­li del­lo Stato e di Paesi stra­nie­ri, in­sie­me a im­por­tan­ti part­ner eco­no­mi­ci, co­me Coop Italia ad esem­pio, per un si­ste­ma di pro­du­zio­ne cul­tu­ra­le in­no­va­ti­vo e po­li­ti­co, a so­ste­gno del­la co­mu­ni­tà di Lampedusa e del suo co­rag­gio­sis­si­mo sin­da­co Giusi Nicolini, ugual­men­te vuo­le es­se­re un tri­bu­to al­le tan­te per­so­ne, ai pro­fu­ghi, sen­za no­me o quel­li il cui no­me è emer­so al mar­gi­ne del­la sto­ria co­me il pic­co­lo Aylan. Adesso toc­ca al­la mi­glio­re par­te del­la co­mu­ni­tà ita­lia­na rea­gi­re e ade­ri­re a que­sto no­stro col­let­ti­vo im­pe­gno”.
Giulio Romani, pre­si­den­te ono­ra­rio di First Social Life:
“Sono con­vin­to che il mon­do del la­vo­ro sa­prà so­ste­ne­re, in mo­do di­ver­so e au­to­no­mo, il pro­get­to del­la no­stra as­so­cia­zio­ne con il co­mu­ne di Lampedusa e Linosa, che è vi­vo gra­zie all’adesione di real­tà sto­ri­che im­por­tan­tis­si­me del­la so­cie­tà ci­vi­le, co­me il Comitato 3 ot­to­bre e la Fondazione Falcone, e di cit­tà pre­sti­gio­se co­me Bologna, Firenze, Reggio Emilia, Venezia e al­tre che si uni­ran­no a noi nei pros­si­mi gior­ni. Questo è uno stru­men­to di con­trat­ta­zio­ne, di pro­gram­ma­zio­ne eco­no­mi­ca e po­li­ti­ca di un nuo­vo mo­del­lo so­cia­le del­la fi­du­cia e del­la tu­te­la dei va­lo­ri fon­dan­ti la no­stra co­mu­ni­tà eu­ro­pea, ani­ma del­la no­stra ca­sa co­mu­ne”.

Je suis le Bardo, siamo tutti uno

in R:Post

Tunisi, Museo del Bardo – Aymen Morjane, Jane Adey Sally, Giuseppe Biella, Francesco Caldara, Antonio Cirera Perez, Orazio Conte, Nadine Flament, Artoro Javier Martinez, Jacek Maria Konieczka, Maria Martinez, Chiemi Miyazaki, Haruka Miyazaki, Machiyo Narusawa, Artur Nowosad, Dominik Kowicki, Galina Potapenko, Dolores Sanchez Rami, Antonella Sesino, Christophe Tinois, Jean Claude Tissier, Hilda Van Nerum, Huguette Dupeu, so­no sta­ti as­sas­si­nati a col­pi di ka­la­sh­ni­kov un an­no fa nel­le sa­le del Museo Nazionale del Bardo. Il Golgota del sa­cri­fi­co uma­no per ma­no as­sas­si­na ter­ro­ri­sti­ca non ha con­fi­ni, si esten­de me­ta­fo­ri­ca­men­te per chi­lo­me­tri e ri­sa­le, s’incresta ogni do­ve è av­ve­nu­ta una stra­ge.
Un an­no fa co­me og­gi la Tunisia ini­zia­va il cal­va­rio, con­ti­nuan­do a Sousse e poi re­cen­te­men­te più vol­te lun­go i con­fi­ni: at­ten­ta­ti e at­tac­chi ter­ro­ri­sti­ci che han­no mie­tu­to de­ci­ne di vit­ti­me, ma an­che fe­ri­to gra­ve­men­te l’economia dell’accoglienza del pae­se ara­bo. Tunisi, tea­tro po­chi an­ni fa di un gran­de cam­bia­men­to so­cia­le de­mo­cra­ti­co, ca­pi­ta­le idea­le del­le ri­vo­lu­zio­ni ara­be, di quel­la lun­ga sta­gio­ne “dei gel­so­mi­ni”, era una cit­tà ric­ca di tu­ri­smo e di dop­pie ca­se di eu­ro­pei be­ne­stan­ti, og­gi per lo più chiu­se, men­tre i vil­lag­gi va­can­ze so­no sem­pre più vuo­ti. In que­sto cli­ma di sfi­du­cia e pau­ra, la cul­tu­ra plu­ra­le del Mediterraneo, pre­sen­te nel­le ope­re d’arte con­ser­va­te al Bardo, ha quin­di as­sun­to la du­pli­ce va­len­za di obiet­ti­vo mi­li­ta­re dei ter­ro­ri­sti e di pri­mo ele­men­to del­la ri­scos­sa po­po­la­re tu­ni­si­na. Ricordando tut­te le vit­ti­me di un an­no fa vo­glia­mo, al con­tem­po, ri­cor­da­re i vi­vis­si­mi cit­ta­di­ni tu­ni­si­ni che stan­no rea­gen­do al­la pau­ra, es­si spa­lan­ca­no le brac­cia e con­so­li­da­no pon­ti cul­tu­ra­li tra le di­ver­se co­mu­ni­tà me­di­ter­ra­nee, per ri­ba­di­re che nell’identità plu­ra­le dei po­po­li me­deu­ro­pei dob­bia­mo es­se­re “tut­ti uno”.
Andiamo avan­ti, pro­se­guia­mo il cam­mi­no co­mu­ne in­tra­pre­so, in­sie­me ai tan­ti part­ner mu­sea­li e d’impresa, isti­tu­zio­na­li e po­li­ti­ci in­ter­na­zio­na­li, per ren­de­re omag­gio al­la pa­ce, ai ca­du­ti e ai vi­vi, con­tri­buen­do a co­strui­re, in un luo­go di tut­ti, la nuo­va fi­du­cia.

Giacinto Palladino e Alessandro de Lisi

Memoria, responsabilità, giustizia, confini, futuro

in R:Post

Mauthausen, Alta Austria – Memoria, re­spon­sa­bi­li­tà, giu­sti­zia, con­fi­ni, fu­tu­ro, so­lo al­cu­ne del­le pa­ro­le chia­ve di una gior­na­ta de­di­ca­ta al­la co­stru­zio­ne di un nuo­vo pat­to so­cia­le del­la fi­du­cia. First Social Life ha or­ga­niz­za­to con le Gallerie de­gli Uffizi la vi­si­ta uf­fi­cia­le nel cam­po di ster­mi­nio na­zi­sta di Mauthausen, og­gi il più im­por­tan­te mu­seo del­la me­mo­ria dell’Austria, tra i più im­por­tan­ti al mon­do, con lo Yad Vashem e il Museo del­la Shoah di Berlino, per l’impianto didat­ti­co per i gio­va­ni e i più pic­co­li. La cit­tà di Linz, vi­ci­na a Mauthausen, è sta­ta per lun­go tem­po no­ta co­me “la pa­tria di Hitler”, in­fat­ti qui era na­to il ca­po del na­zio­nal­so­cia­li­smo e qui, con le ope­re ru­ba­te agli Uffizi, al Louvre, al Prado – e in mol­ti al­tri mu­sei na­zio­na­li eu­ro­pei – Speer avreb­be fat­to sor­ge­re il füh­rer­mu­seum. Grazie a don­ne e uo­mi­ni co­rag­gio­si, tra cui im­por­tan­ti sto­ri­ci dell’arte, ciò non av­ven­ne e in­sie­me ai par­ti­gia­ni le ope­re fu­ro­no re­cu­pe­ra­te e, a guer­ra fi­ni­ta, re­sti­tui­te al pa­tri­mo­nio di tut­ti.
Qui, a Linz, le Gallerie de­gli Uffizi han­no rea­liz­za­to con il Lamdesmuseum un’importante mo­stra de­di­ca­ta, so­pra­tut­to, al­le fi­gu­re fem­mi­ni­li dei Medici, e Eike Schmidt ha vo­lu­to sot­to­li­nea­re: “Sarebbe sta­to inac­cet­ta­bi­le apri­re una mo­stra isti­tu­zio­na­le a Linz sen­za pri­ma ren­de­re omag­gio ai trop­pi mor­ti ita­lia­ni a Mauthausen, per­ché gli Uffizi so­no in­nan­zi tut­to par­te dell’identità del po­po­lo di que­sto Paese, e la no­stra vo­ca­zio­ne so­cia­le di eu­ro­pei e di ita­lia­ni, è be­ne ri­cor­da­re, è e sa­rà an­ti­fa­sci­sta. Questa oc­ca­sio­ne è an­che un sim­bo­li­co pon­te con Lampedusa e con i tan­ti por­ti del ma­re e del­la ter­ra del­la di­spe­ra­zio­ne; il fi­lo spi­na­to che cir­con­da­va Mauthausen è il sim­bo­lo più evi­den­te di vio­len­za, de­ve es­se­re uti­le a ri­co­no­sce­re i nuo­vi con­fi­ni dell’odio e del raz­zi­smo po­pu­li­sta, nu­tri­men­to del fa­sci­smo. All’epoca si sa­pe­va, Adorno cer­ca­va il be­ne an­che nel ma­le, ades­so dob­bia­mo cer­ca­re la giu­sti­zia sen­za ac­con­ten­tar­ci so­la­men­te di “un po­co di giu­sti­zia”; all’epoca si sa­pe­va, og­gi sia­mo con­sa­pe­vo­li del ri­schio che l’Europa cor­re, dob­bia­mo quin­di pro­teg­ge­re le per­so­ne e non i con­fi­ni”, co­sì ha vo­lu­to di­re Eike Schmidt con First Social Life al­la stam­pa pre­sen­te a Mauthausen.
First Social Life è im­pe­gna­ta in di­ver­si pro­get­ti di re­spon­sa­bi­li­tà so­cia­le e di pro­mo­zio­ne di un nuo­vo mo­del­lo so­cia­le ba­sa­to sull’economia del­la co­no­scen­za: pros­si­ma tap­pa a Lampedusa con Giusi Nicolini, il Comitato 3 ot­to­bre e la Fondazione Falcone per rea­liz­za­re la pri­ma espo­si­zio­ne ver­so il Museo del­la Fiducia e del Dialogo per il Mediterraneo.

AdL

Lampedusa 2016

in R:Post

Lampedusa, start per il Museo del­la fi­du­cia e del dia­lo­go per il Mediterranneo.

Il sin­da­co di Lampedusa e Linosa Giusi Nicolini, in­con­tran­do il Ministro per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini ha po­tu­to con­fer­ma­re la vo­lon­tà di rea­liz­za­re sull’isola il pri­mo mu­seo eu­ro­peo de­di­ca­to al­la fi­du­cia e al dia­lo­go, va­lo­ri in­di­spen­sa­bi­li per lo svi­lup­po so­cia­le ed eco­no­mi­co del Mediterraneo. Infatti il Ministro Franceschini ha te­nu­to a ri­ba­di­re il va­lo­re del­la mis­sio­ne del Governo Italiano nell’indicare l’arte qua­le de­ter­mi­nan­te ele­men­to di ag­gre­ga­zio­ne tra i po­po­li che si af­fac­cia­no nel ba­ci­no del Mediterraneo, di­mo­stran­do pie­no in­te­res­se per il pro­get­to del mu­seo del­la fi­du­cia e del dia­lo­go a Lampedusa.
First Social Life – re­spon­sa­bi­le per la pro­du­zio­ne e la cu­ra – sa­rà im­pe­gna­ta con il sin­da­co Nicolini, in col­la­bo­ra­zio­ne con il Comitato 3 ot­to­bre, nel pro­get­to “Cartagine al­te­ra Europa”: pro­gram­ma di svi­lup­po ter­ri­to­ria­le che sa­rà cen­tra­le per ag­gre­ga­re im­por­tan­ti part­ner eco­no­mi­ci pri­va­ti, isti­tu­zio­ni cul­tu­ra­li e ar­ti­sti ver­so la rea­liz­za­zio­ne del mu­seo, idea­to per sot­to­li­nea­re quan­to la cul­tu­ra pos­sa ac­ce­le­ra­re i pro­ces­si di re­spon­sa­bi­li­tà so­cia­le e di fi­du­cia per lo svi­lup­po del­la de­mo­cra­zia, del la­vo­ro e di una nuo­va co­scien­za eco­lo­gi­ca in­te­gra­le dif­fu­sa.
Accolta, co­me gran­de in­co­rag­gia­men­to, la pri­ma im­por­tan­te ade­sio­ne cul­tu­ra­le e isti­tu­zio­na­le al pro­get­to, col pie­no coin­vol­gi­men­to – che di­ver­rà, gra­zie al­le re­ci­pro­che vo­lon­tà un ve­ro e pro­prio part­ne­ria­to – del Museo del Bardo di Tunisi: gra­zie al con­tri­bu­to de­ter­mi­nan­te del di­ret­to­re Moncef Ben Moussa e al­la di­spo­ni­bi­li­tà dell’Ambasciata Italiana a Tunisi e dell’Istituto Italiano di Cultura so­no già av­via­te tut­te le pro­ce­du­re per por­ta­re sull’isola, nei pros­si­mi me­si, le ope­re del gran­de mu­seo tu­ni­si­no. Altrettanta di­spo­ni­bi­li­tà è giun­ta uf­fi­cial­men­te dai Musei Vaticani, con il con­tri­bu­to scien­ti­fi­co di Antonio Natali e con l’indicazione del di­ret­to­re Antonio Paolucci. Adesso, nel frat­tem­po che sa­ran­no ul­ti­ma­ti i la­vo­ri di ade­gua­men­to de­gli spa­zi espo­si­ti­vi sull’isola, è pie­no in­ten­di­men­to de­gli or­ga­niz­za­to­ri coin­vol­ge­re al­tri isti­tu­ti cul­tu­ra­li e mu­sea­li dei pae­si con­fi­nan­ti col me­di­ter­ra­neo, per chie­de­re lo­ro il con­tri­bu­to d’opere e re­la­zio­ni so­cia­li ne­ces­sa­rio al­la for­ti­fi­ca­zio­ne del pro­get­to del Museo del­la fi­du­cia e del dia­lo­go. Il “can­tie­re so­cia­le” co­min­ce­rà sim­bo­li­ca­men­te il pros­si­mo 3 ot­to­bre, se­con­do an­ni­ver­sa­rio del­la stra­ge in cui per­se­ro la vi­ta 368 per­so­ne in un so­lo nau­fra­gio; a raf­for­za­men­to del pat­to di re­spon­sa­bi­li­tà, a cui tut­ti sia­mo chia­ma­ti a rea­gi­re in que­sto mo­men­to sto­ri­co, la pri­ma ope­ra “do­na­ta” all’isola, gra­zie al “Comitato 3 ot­to­bre”, sa­rà “Naufraghi”, una scultura-logo di Giulio Pellegrini, di­se­gna­ta da Massimiliano Frezzato, che ver­rà in­stal­la­ta nel cuo­re del cen­tro abi­ta­to. Importanti le pri­me ade­sio­ni che ri­guar­da­no an­che il co­mi­ta­to d’onore del pro­get­to, SE il Cardinale Francesco Montenegro, Marcello Masi, di­ret­to­re del tg2, Cuno Tarfusser, ma­gi­stra­to al ver­ti­ce del­la Corte Penale Internazionale, Antonio Calabrò, re­spon­sa­bi­le grup­po cul­tu­ra di Confindustria, Gad Lerner, gior­na­li­sta, Maram al Masri, poe­tes­sa si­ria­na esu­le a Parigi, Lina Ben Mhenni, blog­ger tu­ni­si­na can­di­da­ta al Premio Nobel per la pa­ce.
Il pro­get­to com­ples­si­vo è una pro­du­zio­ne First Social Life, pre­si­den­te Giacinto Palladino e cu­ra­to dal di­ret­to­re cul­tu­ra­le Alessandro de Lisi, in col­la­bo­ra­zio­ne con il Comitato 3 ot­to­bre, spe­cial­men­te con Valerio Cataldi, gior­na­li­sta e sto­ri­co in­via­to “di fron­tie­ra” del tg2. Prossimo ap­pun­ta­men­to, en­tro ot­to­bre, la riu­nio­ne ope­ra­ti­va al Mibact con il Ministro Dario Franceschini, il di­ret­to­re ge­ne­ra­le dei mu­sei Ugo Soragni, l’assessore ai be­ni cul­tu­ra­li del­la re­gio­ne si­ci­lia­na Antonio Purpura.
Alessandro de Lisi

Signore, donne e Rivoluzione

in R:Post

Come ogni vol­ta che la vi­ta si iner­pi­ca sui sas­si ta­glien­ti del­le sfi­de, il cuo­re si fa più tu­mul­tuo­so e fra­gi­le, co­sì tor­nia­mo sem­pre al­la ma­dre. Il pa­dre, in ef­fet­ti, in que­sti mo­men­ti di ten­sio­ne e di mu­ta­zio­ne con­ta po­co, giu­sto l’attimo dell’esempio. Se va­le. Anche que­sta vol­ta, ciò che con­ta è la for­za del­la Madre.
Sto spin­gen­do una ri­for­ma, un pro­gram­ma di svi­lup­po eco­no­mi­co ba­sa­to sul cam­bio di pa­ra­dig­ma, un pro­get­to di ma­tu­ra­zio­ne che dal­la lot­ta con­tro le ma­fie pos­sa por­ta­re all’affermazione di un mo­del­lo strut­tu­ra­le di re­spon­sa­bi­li­tà so­cia­le e di fi­du­cia. Tanti uo­mi­ni co­rag­gio­si, as­so­lu­ta­men­te lu­ci­di di men­te e pron­ti di spi­ri­to, vi par­te­ci­pa­no. Ciascuno di es­si per par­te pro­pria. Fino ad ora ab­bia­mo avu­to mo­do di fa­re il pos­si­bi­le. Tuttavia per l’impossibile, per tra­sfor­ma­re de­fi­ni­ti­va­men­te que­sto pro­gram­ma in una ri­vo­lu­zio­ne pa­ci­fi­ca e non vio­len­ta, oc­cor­re am­met­te­re il li­mi­te: co­me di­ce­va Marx (Guoucho) gli uo­mi­ni so­no don­ne che non ce l’hanno fat­ta. Per la ri­vo­lu­zio­ne ser­vo­no le don­ne, quel­le ve­re. A chi pen­so? O me­glio chi è l’orizzonte di que­sta sfi­da?
Loro so­no Luciana Nissim Momigliano, pe­dia­tra, psi­co­lo­ga, so­prav­vis­su­ta ai for­ni di Auschwitz, ri­vo­lu­zio­na­ria nel­la co­stru­zio­ne scien­ti­fi­ca del pen­sie­ro, Rita Levi Montalcini, la sci­mi­tar­ra del­la ri­cer­ca più avan­za­ta, Eleonora Pimentel Fonseca, ari­sto­cra­ti­ca e ri­vo­lu­zio­na­ria na­po­le­ta­na, Rosa Parks, che non ce­det­te il po­sto agli uo­mi­ni bian­chi su un au­to­bus in Alabama, Fabiola Gianotti e Samantha Cristoforetti che per es­se­re ar­ri­va­te co­sì in al­to han­no stu­dia­to e la­vo­ra­to una vol­ta e mez­za più dei col­le­ghi, con le cen­ti­na­ia di al­tre don­ne che la­vo­ra­no, ti­ra­no su i fi­gli, non mol­la­no di un cen­ti­me­tro le lo­ro re­spon­sa­bi­li­tà e in­fi­ne pen­so a Felicia Impastato.
Una vol­ta a ca­sa sua a Cinisi, sot­to­vo­ce men­tre ar­ri­mi­na­va il caf­fè, mi dis­se: “che la po­li­ti­ca è la co­sa più bel­la che si può fa­re e ca se si fa be­ne può fa­re ma­le as­sai per­ché la gen­te è in­vi­dio­sa e ci pia­ce fa­re sol­di e non es­se­re di­stur­ba­ta. Ma tu un ci pin­sa­ri, ca­mi­na rit­tu e ad­di­ver­ti­ti ca po­li­ti­ca, ma fut­ti­tin­ni ru pu­ti­ri”. Parola Santa di Felicia, fre­ga­te­ne del po­te­re.
E qui? E ades­so per fa­re la ri­vo­lu­zio­ne del­la re­pu­ta­zio­ne com’è la si­tua­zio­ne? In mez­zo a tut­ti que­sti uo­mi­ni pre­sun­tuo­si, ar­ran­gio­ni, gros­sie­re, al­cu­ni co­rag­gio­si, bra­vi, in­tel­li­gen­ti e iro­ni­ci ci so­no le don­ne – co­me se ne tro­va­no tan­te al Sud, co­me Maria Carmela Lanzetta, Maria Teresa Morano in Calabria ad esem­pio.
Qui ci so­no le don­ne te­na­ci del­la re­si­sten­za al do­lo­re, che han­no per­so i fi­gli di tu­mo­re, uc­ci­si dal­la ca­mor­ra de­gli sver­sa­men­ti, so­prav­vis­su­te al do­lo­re del­la bu­gia del­la po­li­ti­ca, del­le pro­mes­se de­gli as­ses­so­ri al di­sa­stro, al do­lo­re dell’emigrazione. Adesso il tem­po di ades­so è il lo­ro, tut­te am­ba­scia­tri­ci fer­mis­si­me e di va­lo­re e che non fa­ran­no sven­de­re agli uo­mi­ni in­vi­dio­si e pro­vin­cia­li la lo­ro, po­ten­te, spa­val­da, ur­gen­te ri­vo­lu­zio­ne.

Alessandro de Lisi

torna su