Passione civile

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Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Fidelis per la cerimonia di commemorazione del 35° anniversario dell’uccisione del generale dalla Chiesa.

in R:Post/Varia

La se­ra del 3 set­tem­bre 1982 al­le 21.15, do­po ap­pe­na 100 gior­ni dal suo in­se­dia­men­to qua­le Prefetto di Palermo, ve­ni­va bar­ba­ra­men­te tru­ci­da­to a col­pi di ka­la­sh­ni­kov il ge­ne­ra­le Carlo Alberto dal­la Chiesa, già Vice Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri; in­sie­me a lui la mo­glie Emanuela Setti Carraro, spo­sa­ta il 12 lu­glio 1982 e l’agente di scor­ta Domenico Russo.

Il Presidente del­la Repubblica Sergio Mattarella nell’ambito del­la com­me­mo­ra­zio­ne per il 35° an­ni­ver­sa­rio dell’uccisione del ge­ne­ra­le dal­la Chiesa, do­po aver de­po­sto una co­ro­na d’alloro in via Isidoro Carini, luo­go dell’agguato ma­fio­so, ha par­te­ci­pa­to al­la mes­sa of­fi­cia­ta dall’Arcivescovo me­tro­po­li­ta di Palermo, Mons. Corrado Lorefice pres­so la Chiesa di San Giacomo dei Militari nel­la Caserma dei Carabinieri del Comando Legione Sicilia, se­de del­la mo­stra “Fidelis”, rea­liz­za­ta dall’Arma dei Carabinieri in col­la­bo­ra­zio­ne con il Ministero dei Beni e del­le Attività Culturali e del Turismo, la Regione Siciliana e l’Aeronautica Militare con la Fondazione Falcone, First Social Life e Open Group.

Il Presidente del­la Repubblica, in­sie­me ai fi­gli del ge­ne­ra­le dal­la Chiesa, Rita, Nando e Simona, al­la ve­do­va dell’agente Russo, Filomena Rizzo con i fi­gli Antonio e Dino, al Presidente del Senato, Pietro Grasso, al Ministro dell’Interno, Marco Minniti, al Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Tullio Del Sette e a nu­me­ro­se au­to­ri­tà lo­ca­li ci­vi­li e mi­li­ta­ri ha poi pro­se­gui­to il per­cor­so espo­si­ti­vo in Sala Niglio espri­men­do vi­vo ap­prez­za­men­to e gran­de ri­co­no­scen­za per il pro­get­to cul­tu­ra­le ed espo­si­ti­vo “Fidelis”.

in Collaborazioni/Evidenze/_Archivio
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Il 25 e il 26 no­vem­bre 2016 a Bologna si ter­rà la pri­ma edi­zio­ne del pro­get­to na­zio­na­le Le Città del­la Fiducia pro­dot­to e pro­mos­so dal­la coo­pe­ra­zio­ne so­cia­le bo­lo­gne­se, da Coop Alleanza 3.0 e da First Social Life.

Csr: i report di sostenibilità non vengono nemmeno letti

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Via: NeXt // Csr: i report di sostenibilità non vengono nemmeno letti

Quanti re­port azien­da­li ven­go­no igno­ra­ti si­ste­ma­ti­ca­men­te? Sicuramente trop­pi, co­sì co­me trop­po è il tem­po spre­ca­to per met­ter­li a pun­to, se poi non ven­go­no let­ti af­fat­to. Questo ti­mo­re tro­va spa­zio pro­prio in un re­port di SustainAbility, che av­ver­te: per mol­te azien­de i re­port di csr so­no inu­ti­li, so­no sol­tan­to uno spre­co di de­na­ro e non so­no ef­fi­cien­ti.

LA CADUTA DELLA REPORTISTICA – “I re­port han­no por­ta­to a pas­si avan­ti gran­dio­si, ma po­treb­be­ro es­se­re an­co­ra più uti­li se riem­pi­ti di va­lo­re ag­giun­to”, ha spie­ga­to Margo Mosher di SustainAbility . Dopo un’analisi con­dot­ta sul­la ba­se di 50 in­ter­vi­ste ri­vol­te agli sta­ke­hol­der e un son­dag­gio de­sti­na­to a cir­ca 500 esper­ti di csr e lea­der, SustainAbility è ar­ri­va­ta a que­sta con­clu­sio­ne: la re­por­ti­sti­ca è in una fa­se di stal­lo.

LE RAGIONI DEL FALLIMENTO – Il mo­ti­vo è so­stan­zial­men­te le­ga­to a que­stio­ni di mar­ke­ting. Si scri­vo­no fiu­mi di pa­ro­le, si riem­pio­no i re­port di ter­mi­ni tec­ni­ci e si in­ven­ta­no ca­te­go­rie in­com­pren­si­bi­li, ma non si pen­sa al pub­bli­co, al let­to­re. Intanto, i new me­dia si muo­vo­no in sen­so con­tra­rio e l’audience tro­va quin­di al­tri ca­na­li do­ve re­pe­ri­re le in­for­ma­zio­ni, ca­na­li in cui il lin­guag­gio è più sem­pli­ce e tra­spa­ren­te, ol­tre che più im­me­dia­to e con più ap­peal.

Inoltre, l’audience è un grup­po di per­so­ne con in­te­res­si di­ver­si, che de­vo­no tro­va­re ri­spo­sta al­le pro­prie do­man­de per­so­na­li. I re­port spes­so so­no trop­po ge­ne­ri­ci, non con­ten­go­no par­ti ri­vol­te a tar­get di de­sti­na­ta­ri par­ti­co­la­ri, che vo­glio­no in­for­ma­zio­ni mi­nu­zio­se, le stes­se in­for­ma­zio­ni che al­tre vol­te ven­go­no in­se­ri­te di­ret­ta­men­te nei re­port, che di­ven­ta­no quin­di no­io­si e lun­ghis­si­mi. Sono re­port scrit­ti per tut­ti e per nes­su­no, quel­li che si tro­va­no og­gi in cir­co­la­zio­ne e che, ap­pun­to, com­por­ta­no gran­de im­pe­gno e gran­de spre­co di ri­sor­se, eco­no­mi­che e men­ta­li.

IL PROBLEMA CRUCIALE – Non oc­cor­re ac­cor­cia­re i re­port, né mol­ti­pli­ca­re il nu­me­ro di quel­li pub­bli­ca­ti. Il pro­ble­ma è co­me ren­der­li in­te­res­san­ti e uti­li a gui­da­re dav­ve­ro le scel­te del mer­ca­to, ol­tre che a mi­glio­ra­re le per­for­man­ce del­le azien­de in chia­ve so­ste­ni­bi­le. Come fa­re? Una so­lu­zio­ne è quel­la di in­se­ri­re nei re­port idee con­cre­te, ma­te­ria­li. Ad esem­pio, ba­sta in­se­ri­re una va­lu­ta­zio­ne del­le con­se­guen­ze e dei ri­schi con­nes­si al­la non-sostenibilità del­le stra­te­gie.

Cosa ac­ca­drà se non si at­tua­no azio­ni vol­te al ri­spar­mio ener­ge­ti­co? E’ il ca­so di sot­to­li­near­lo aper­ta­men­te, non c’è nien­te di scon­ta­to. E mai di­men­ti­ca­re l’obiettivo di un re­port: in que­sto ca­so non si trat­ta di scri­ve­re la sto­ria azien­da­le, si trat­ta di guar­da­re avan­ti e di scri­ve­re qual è l’impatto di ogni azio­ne. Mai giu­sti­fi­ca­re il pas­sa­to se non è in li­nea con gli obiet­ti­vi di csr, me­glio ri­mar­ca­re con esem­pi rea­li le be­st prac­ti­ce e le si­tua­zio­ni al­lar­man­ti che con­trad­di­stin­guo­no il pre­sen­te dell’azienda; me­glio guar­da­re ver­so se stes­si che de­li­nea­re sce­na­ri ge­ne­ri­ci sul­la ba­se di da­ti e trend.

Anna Tita Gallo

Natale e i doni sotto l'albero

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Via: NeXt // Natale e i doni sotto l’albero

Dicembre, pe­rio­do di fe­rie, pran­zi e ce­ne in com­pa­gnia, ac­qui­sti e do­ni. In que­sta fi­ne 2014 han­no pre­so po­sto sot­to l’albero an­che tut­ta una se­rie di tri­bu­ti che non han­no per nul­la ral­le­gra­to gli ita­lia­ni. Tra Tasi, Imu, Tari ed Irpef cit­ta­di­ni ed im­pre­se han­no do­vu­to af­fron­ta­re una set­ti­ma­na di tut­to ri­spet­to se­gnan­do il re­cord ne­ga­ti­vo per la li­qui­di­tà nel Bel Paese.

La cri­si, poi, non tro­va so­lu­zio­ni e al­lo­ra an­che le fe­sti­vi­tà 2014 sa­ran­no all’insegna dell’austerity: me­no sol­di e me­no ac­qui­sti, con un ca­lo pre­vi­sto del 5% ri­spet­to al già ma­gro Natale 2013.

Le dif­fi­col­tà so­no sot­to gli oc­chi di tut­ti, tra di­soc­cu­pa­zio­ne e una si­tua­zio­ne di em­pas­se da cui né i go­ver­ni né i mer­ca­ti tro­va­no una via di usci­ta, ri­pro­po­nen­do in­ve­ce sche­mi di ma­la­ge­stio­ne e di cor­ru­zio­ne che pen­sa­va­mo di aver la­scia­to nel se­co­lo scor­so.

C’è un ma po­si­ti­vo. Le no­ti­zie buo­ne ci so­no, sem­bra­no pic­co­le da­van­ti ai pro­ble­mi quo­ti­dia­ni, ma a guar­dar­ci be­ne co­sì pic­co­le non so­no.

Secondo un’indagine Nielsen, il 55% dei con­su­ma­to­ri mon­dia­le è di­spo­sto a sce­glie­re ed ac­qui­sta­re an­che spen­den­do qual­co­sa in più per pro­dot­ti e ser­vi­zi di azien­de che adot­ta­no po­li­ti­che di so­ste­ni­bi­li­tà am­bien­ta­le e so­cia­le. La CSR sta pas­san­do da vez­zo di qual­che im­pren­di­to­re il­lu­mi­na­to a ve­ro e pro­prio in­ve­sti­men­to, che ri­pa­ga in ter­mi­ni di au­men­to del­la qua­li­tà del la­vo­ro e di po­si­zio­na­men­to sul mer­ca­to.

“Cia­scu­na per­so­na do­vreb­be ave­re la con­sa­pe­vo­lez­za che ac­qui­sta­re è sem­pre un at­to mo­ra­le, ol­tre che eco­no­mi­co” so­no le sto­ri­che pa­ro­le che Papa Francesco ha pro­nun­cia­to al­la scor­sa Giornata Mondiale per la Pace. Ed an­che per chi non ha sol­di da spen­de­re e non ha la pos­si­bi­li­tà di sce­glie­re col por­ta­fo­glio, ci so­no mo­di per far sen­ti­re la pro­pria vo­ce e da­re pe­so al­le pro­prie idee.

La cam­pa­gna Behind the brand di Oxfam, part­ner di Next, dà la pos­si­bi­li­tà a tut­ti i con­su­ma­to­ri a da­re vo­ti e con­si­gli, at­tra­ver­so i so­cial me­dia e piat­ta­for­me de­di­ca­te, al­le gran­di mul­ti­na­zio­na­li del ci­bo su­gli aspet­ti im­por­tan­ti che pe­sa­no nel­la scel­ta di un pro­dot­to. A vol­te ba­sta un click ed un po’ del no­stro tem­po per cam­bia­re le co­se.

L’Expo al­le por­te e l’attenzione al­la sa­lu­te so­no una le­va per in­di­riz­za­re i con­su­mi in cam­po ali­men­ta­re. Le ec­cel­len­ze del ma­de in Italy so­no no­te ben ol­tre i con­fi­ni na­zio­na­li, ma la por­ta­ta del­la pro­du­zio­ne lo­ca­le ha una di­men­sio­ne che con l’avvento del­la gran­de di­stri­bu­zio­ne si sta­va via via per­den­do. Oggi sem­pre più ita­lia­ni stan­no ri­co­min­cian­do a sce­glie­re pro­dot­ti a chi­lo­me­tri ze­ro, o qua­si, le pro­du­zio­ni con­trol­la­te e più ar­ti­gia­na­li.

Grazie al pro­get­to MOBilitarsi che co­me as­so­cia­zio­ne stia­mo por­tan­do avan­ti a Milano ab­bia­mo avu­to il pia­ce­re di sco­pri­re la Filiera del Grano, un esem­pio di co­me cit­ta­di­ni, ar­ti­gia­ni e pro­dut­to­ri pos­so­no an­da­re nel­la stes­sa di­re­zio­ne: giu­sto prez­zo, ma an­che giu­sto com­pen­so per un pro­dot­to di qua­li­tà fat­to nel ri­spet­to del­le per­so­ne e dell’ambiente.

In que­sti gior­ni di ac­qui­sti per pran­zi e re­ga­li, as­sie­me agli au­gu­ri per tra­scor­re­re se­re­na­men­te le fe­sti­vi­tà, vo­glia­mo met­te­re un do­no sot­to agli al­be­ri di ami­ci e so­ci: un po’ di con­sa­pe­vo­lez­za. Scegliere con co­gni­zio­ne di cau­sa, pun­ta­re su chi va­le e si im­pe­gna a co­strui­re un pez­zo di fu­tu­ro at­tra­ver­so una nuo­va eco­no­mia è si­cu­ra­men­te un buon in­ve­sti­men­to.

Comunicato Stampa Slotmob

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Via: NeXt // Comunicato Stampa Slotmob

Contro la piaga sociale dell’azzardo

Il 18 di­cem­bre 2014 pres­so la sa­la stam­pa di Montecitorio una rap­pre­sen­tan­za del mo­vi­men­to Slotmob ha in­con­tra­to, co­me do­cu­men­ta­to dal­la di­ret­ta strea­ming, i par­la­men­ta­ri Preziosi, Baroni, Basso, Mantero, Endrizzi, Binetti, Paglia e Sberna chie­den­do di sbloc­ca­re l’iter del te­sto uni­fi­ca­to -a fir­ma Binetti- per la pre­ven­zio­ne, la cu­ra e la di­pen­den­za da GAP (Gioco d’Azzardo Patologico).

Il te­sto è al mo­men­to bloc­ca­to al­la Commissione Bilancio del­la Camera.

La no­stra po­si­zio­ne sul co­sid­det­to “gio­co d’azzardo” è che non sia so­lo un pro­ble­ma di gio­ca­to­ri pa­to­lo­gi­ci, ma un can­cro eco­no­mi­co e so­cia­le che sta di­vo­ran­do l’Italia e che va smon­ta­to al­la ra­di­ce. Limitarsi al­la cu­ra del­le pa­to­lo­gie si­gni­fi­ca im­pli­ci­ta­men­te ac­cet­ta­re che non si pos­sa mo­di­fi­ca­re il si­ste­ma at­tua­le e ri­co­no­sce­re la scon­fit­ta di vi­ve­re in un Paese do­ve ogni an­no più di 80 mi­liar­di di eu­ro ven­go­no sot­trat­ti all’economia sa­na, con pro­fit­ti enor­mi per le azien­de con­ces­sio­na­rie del set­to­re e co­sti so­cia­li, fa­mi­lia­ri, eco­no­mi­ci a ca­ri­co del­la col­let­ti­vi­tà.

Ai par­la­men­ta­ri pre­sen­ti – che rin­gra­zia­mo per la di­spo­ni­bi­li­tà all’incontro- ab­bia­mo po­sto due do­man­de:

a) ri­te­ne­te va­li­de le no­stre obie­zio­ni, al pa­re­re for­ni­to dai Monopoli di Stato, che sti­ma­no co­sti era­ria­li al­tis­si­mi in ca­so di ap­pro­va­zio­ne del­la leg­ge?

b) esi­ste una vo­lon­tà par­la­men­ta­re e go­ver­na­ti­va per ri­di­men­sio­na­re il gio­co d’azzardo e nel so­ste­ne­re l’iter del di­se­gno di leg­ge uni­fi­ca­to?

Sul pri­mo que­si­to ab­bia­mo avu­to una­ni­me con­fer­ma del­le no­stre os­ser­va­zio­ni sul­la par­zia­li­tà e in­fon­da­tez­za dell’analisi dei Monopoli di StatoRelativamente al­la se­con­da do­man­da con­sta­tia­mo, in­ve­ce, con ram­ma­ri­co che:

il Governo non in­ten­de af­fron­ta­re il pro­ble­ma con la de­ter­mi­na­zio­ne ne­ces­sa­ria, con­sen­ten­do che gli in­te­res­si del­le lob­by con­ces­sio­na­rie cal­pe­sti­no l’interesse dei cit­ta­di­ni.

Con ri­fe­ri­men­to ai par­ti­ti, os­ser­via­mo che esi­ste una de­ter­mi­na­zio­ne nel re­go­la­men­ta­re in­te­gral­men­te il set­to­re da par­te del Movimento 5 Stelle, orien­ta­ta in tal sen­so sem­bra an­che Sel, men­tre so­lo al­cu­ni par­la­men­ta­ri dell’area go­ver­na­ti­va co­me Binetti (UDC), re­la­tri­ce del­la leg­ge, e Basso (PD), so­no da sem­pre in pri­ma li­nea su que­sta bat­ta­glia. Da al­cu­ne pre­se di po­si­zio­ne, co­me quel­le dell’ex sot­to­se­gre­ta­rio Giorgetti, il cen­tro­de­stra ap­pa­re schie­ra­to, sen­za ri­ser­ve, a fa­vo­re dell’azzardo. Nel grup­po in­ter­par­la­men­ta­re sull’azzardo non ri­sul­ta­no pre­sen­ti se­na­to­ri e de­pu­ta­ti di Forza Italia. Invitiamo gli elet­to­ri di que­ste aree, com­pre­sa la Lega, a chie­de­re ai lo­ro rap­pre­sen­tan­ti di espli­ci­ta­re una li­nea chia­ra e coe­ren­te dal pia­no na­zio­na­le a quel­lo lo­ca­le.

In due an­ni di go­ver­no, l’attuale mag­gio­ran­za non ha fat­to nul­la per re­go­la­men­ta­re il gio­co d’azzardo ma ha so­lo so­ste­nu­to gli in­te­res­si di po­chi grup­pi pri­va­ti (ad es. op­por­tu­ni­tà con­ces­sa al­le con­ces­sio­na­rie di tran­sa­re sul­la ma­xi san­zio­ne di 2,5 mi­liar­di di Euro e la leg­ge scan­da­lo – poi ritirata- che mi­nac­cia­va di ta­glia­re i fon­di agli en­ti lo­ca­li che aves­se­ro ap­pro­va­to leg­gi per li­mi­ta­re l’espansione dell’azzardo sui pro­pri ter­ri­to­ri).

In que­ste ore il go­ver­no ha ap­pro­va­to un emen­da­men­to scan­da­lo­so, che con­sen­te al Ministero dell’Economia e del­le Finanze -su ri­chie­sta dei Monopoli- di pren­de­re prov­ve­di­men­ti per ri­lan­cia­re quei “gio­chi” che nell’ultimo trien­nio ab­bia­no su­bi­to un ca­lo del­le gio­ca­te e del get­ti­to era­ria­le del 15 per cen­to. Mentre -da una parte- il go­ver­no Renzi stan­zia, nel­la leg­ge di sta­bi­li­tà, 50 mi­lio­ni di Euro per la cu­ra dei gio­ca­to­ri pa­to­lo­gi­ci, -dall’altra- si con­trad­di­ce, so­ste­nen­do i “gio­chi” che “ren­do­no me­no” e che so­no la cau­sa del­la di­pen­den­za stes­sa con­trad­di­cen­do in tal mo­do quel “ri­lan­cio mo­ra­le” del Paese che il pre­si­den­te Renzi non ces­sa di ri­pe­te­re.

Chiediamo quin­di:

– al Governo, al­la mag­gio­ran­za e ai grup­pi par­la­men­ta­ri di chia­ri­re ai cit­ta­di­ni la pro­pria po­si­zio­ne sul­la pia­ga dell’azzardo;

– ai sin­go­li par­la­men­ta­ri, di smar­car­si net­ta­men­te dal­la li­nea dei pro­pri par­ti­ti, per i prov­ve­di­men­ti gra­vis­si­mi che al­tri­men­ti sa­reb­be­ro ap­pro­va­ti.

A se­gui­to del­le pa­ro­le e dei pro­cla­mi ci aspet­tia­mo fat­ti con­cre­ti: i ban­chi di pro­va sa­ran­no la de­le­ga fi­sca­le e l’esito dell’iter di ap­pro­va­zio­ne del Testo Unificato a fir­ma Binetti.

Arriva un mo­men­to in cui bi­so­gna de­ci­de­re da che par­te sta­re.

Il mo­vi­men­to Slot Mob pro­se­gui­rà la sua azio­ne di pre­sa di co­scien­za in­sie­me a tut­ti gli al­tri mo­vi­men­ti con i qua­li con­di­vi­de una vi­sio­ne del­la so­cie­tà e del mer­ca­to ci­vi­le di­ver­sa da quel­la che i pro­ta­go­ni­sti dell’azzardo stan­no ten­tan­do in tut­ti i mo­di di im­por­re, con la com­pli­ci­tà di una po­li­ti­ca di­strat­ta (o con­sen­zien­te?)

Il co­mi­ta­to pro­mo­to­re di Slot Mob* Daniele Albanese, Leonardo Becchetti, Luigino Bruni, Luana Canova, Carlo Cefaloni, Flavia Cerino, Gabriele Mandolesi, Francesco Naso, Vittorio Pelligra, Luca Raffaele, Giuseppe Riccio, Alessandra Smerilli, Alfredo Sguglio, Ivan Vitali 

*SlotMob è un’iniziativa sor­ta per pre­mia­re i bar che non han­no slot ma­chi­ne. A 74 Slotmob rea­liz­za­ti fi­no­ra in di­ver­se cit­tà d’Italia han­no par­te­ci­pa­to cir­ca 200 real­tà as­so­cia­ti­ve

Gli Oscar della sostenibilità 2014

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Via: NeXt // Gli Oscar della sostenibilità 2014.

L’iniziativa “Gli Oscar del­la Sostenibilità” pro­po­sta da NeXt Nuova Economia per Tutti in­sie­me al­le or­ga­niz­za­zio­ni Acli, Adiconsum, BCC, Centro San Fedele, Cittadinanzattiva, Convoi Onlus, Fiba/Cisl, Funmob, Plef, Sodalitas, Ucid: lan­cia in oc­ca­sio­ne del pro­get­to “Cittadini per la so­ste­ni­bi­li­tà: MOBilitarsi per una nuo­va eco­no­mia per tut­ti” in­sie­me al­la Fondazione Cariplo, una rac­col­ta d’idee sul te­ma del­la so­ste­ni­bi­li­tà aper­ta a tut­ti i gio­va­ni e agli stu­den­ti del­la Regione Lombardia.

Le pro­po­ste sa­ran­no im­pron­ta­te al­lo svi­lup­po di giu­sti­zia so­cia­le, equi­tà e cre­sci­ta cul­tu­ra­le del­la co­mu­ni­tà mi­la­ne­se, che mi­ra a va­lo­riz­za­re la crea­ti­vi­tà e lo svi­lup­po so­ste­ni­bi­le del ter­ri­to­rio. Lo svi­lup­po so­ste­ni­bi­le ne­ces­si­ta in­fat­ti di una ge­stio­ne eco­no­mi­ca che im­pie­ghi e va­lo­riz­zi le ca­pa­ci­tà e le ri­sor­se lo­ca­li, che mi­glio­ri le con­di­zio­ni di vi­ta e di la­vo­ro del­la co­mu­ni­tà, che as­si­cu­ri van­tag­gi equa­men­te di­stri­bui­ti e sta­bi­li nel tem­po.

Lo sco­po dell’iniziativa è quel­lo:

di sti­mo­la­re i gio­va­ni nel­la ri­cer­ca di nuo­vi stru­men­ti di mo­bi­li­ta­zio­ne dal bas­so che sia­no di pos­si­bi­le in­te­gra­zio­ne con le ipo­te­si di svi­lup­po lo­ca­le so­ste­ni­bi­le;

di at­ti­va­re in­con­tri, col­la­bo­ra­zio­ni e si­ner­gie tra l’imprenditoria lo­ca­le e gio­va­ni crea­ti­vi;

di av­via­re una spe­ri­men­ta­zio­ne del­le idee dei gio­va­ni, so­ste­nen­do la dif­fu­sio­ne del la­vo­ro au­to­no­mo e dell’innovazione so­cia­le;

di sen­si­bi­liz­za­re il pub­bli­co sui te­mi am­bien­ta­li, sull’eco-sostenibilità, sul­la rac­col­ta dif­fe­ren­zia­ta.

Mano visibile

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Via: NeXt // Mano visibile

Accordo TTIP: le multinazionali manovrano contro i diritti dei cittadini?

Il Ttip è l’acronimo di Transatlantic trade and investment partnership. Così è stato battezzato un accordo tra gli Usa e l’Ue in tema di commercio e investimenti. Il pezzo iniziale del nostro direttore, Leonardo Becchetti, che scrive a quattro mani con l’amico Gabriele Mandolesi, spiega tutto, con brillante sintesi. Dunque si tratta di un trattato. E un trattato si stipula quando le parti in causa ritengono vantaggioso accordarsi. Le parti in causa, i negoziatori, nel nostro caso rappresentano milioni di cittadini e di imprese: insomma gli stakeholder sono molti e hanno – per certi aspetti – interessi anche divergenti.Pertanto ci parrebbe ragionevole pensare che i negoziatori decideranno di firmare quando avranno trovato una giusta composizione dei diversi interessi in gioco. Qui ci verrebbe in aiuto il principio che dà nome al nostro umile sito web, il bene comune. Certamente sarà così se si aprirà un pubblico dibattito, dove i diversi think tank – da quelli più popolari, come le università, a quelli più “interessati”, come alcuni centri studi – potranno esibire i loro elementi previsionali e consentire ai politici di prendere una decisione nell’interesse di tutti. Ma, attualmente, le informazioni sono ancora poche e riservate a pochissimi eletti, tra cui – in modo piuttosto limitato, basti leggere il pezzo di Monica Di Sisto – gli Stati nazionali.

Se questo è l’inizio dell’avventura, allora chissà quando si accenderanno le controversie! Monica afferma che questo trattato è – di fatto – una riforma costituzionale sotto mentite spoglie. Effettivamente dagli elementi da lei prodotti, la conclusione non può essere che questa. La materia commerciale è tecnicamente assai complessa suggerirebbe al buon senso di ricorrere ai tecnici. Ma dietro una complessità tecnica si nasconde comunque una scelta: per questo ci si dovrebbe affidare alla politica. In questo caso gli esperti, i tecnici, rischiano di sostituire i politici. Ma questo è un problema: perché il tecnico vede il vulnus giuridico e procede alla riparazione, quando invece il politico porrebbe una questione generale aprendo un dibattito pubblico. Beninteso, una politica che sappia fare il suo mestiere e non gli interessi di quelli “più uguali degli altri”.

Vedremo come va. Non vogliamo usare questo inizio sbagliato da parte dei negoziatori per fare dell’ideologia anti-mercatista a buon… mercato. Ma a noi interessa sapere se l’applicazione di queste norme favorirà le parti più deboli del mercato, ovvero i lavoratori e le famiglie più popolari, le piccole e le medie imprese, le comunità e le eccellenze territoriali, la qualità e le innovazioni sociali. Ci interessa sapere se l’applicazione di queste norme creerà le condizioni per una maggiore tutela sociale o se rafforzerà l’insicurezza che stiamo vivendo. Ci interessa anche sapere quali effetti (ragionevoli) potrà avere l’applicazione di queste norme rispetto alla produzione nel resto del mondo, quali effetti politici potrà determinare, dato che a trattare ci sono dei colossi del mondo contemporaneo. Tutte queste decisioni, sulla base di attente valutazioni tecniche, competono ai politici. Insomma vorremmo che la mano che firma fosse guidata da un cervello che ha un cuore sociale. I dati prodotti da Osea Giuntella permettono di acquisire anche qualche elemento positivo, per esempio in merito ai salari, anche se il quadro che si delinea, e qui Osea cita l’Ofse, sembra sbilanciato a favore delle multinazionali. Per questo abbiamo scelto – in questo numero – un titolo più provocatorio.

Giuseppe De Marzo sostiene come non sia affatto corretto utilizzare la parola libero mercato per descrivere l’attuale globalizzazione economica. Sarebbe un errore, visto che di “libero” nel mercato globale c’è ben poco. È in questa logica che si iscrive il TTIP. Una logica che ha prodotto conseguenze devastanti: l’intreccio delle crisi che mordono le vite di miliardi di esseri umani non è mai stato così asfissiante.

Desta preccupazione, come osserva Stefano Tassinari, il fatto che si possa puntare a una concorrenza che mette a rischio i criteri di qualità della produzione di beni e servizi, nonché la dignità del lavoro, a favore di una logica che punta a costi sempre più bassi tutelando gli interessi delle multinazionali. Tutto ciò mentre proprio una economia che cerca nell’aumento della qualità il proprio valore aggiunto viene indicata da più parti come esempio per creare sviluppo, oltre a rappresentare spesso un fattore vincente del nostro Made in Italy.

La vecchia teoria economica suggeriva che tanti piccoli operatori, in un mercato libero, avrebbero prodotto un equilibrio per tutti, come se una mano invisibile guidasse l’opera. Qui ci pare invece che la mano sia molto visibile e rischi di produrre squilibrio e un mercato meno libero.

Giochi, Slot Mob: Fondamentali divieto pubblicità e tessera sanitaria

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Via: NeXt // Giochi, Slot Mob: Fondamentali divieto pubblicità e tessera sanitaria

Domani a Montecitorio il confronto con i parlamentari per chiedere che riprenda l’iter del testo unico sul gioco d’azzardo patologico

Il di­vie­to as­so­lu­to del­la pub­bli­ci­tà e la trac­cia­bi­li­tà dei flus­si fi­nan­zia­ri at­tra­ver­so l’utilizzo del­la tes­se­ra sa­ni­ta­ria. Sono que­sti i due aspet­ti a cui non si può ri­nun­cia­re se­con­do i coor­di­na­to­ri del Movimento “Slot mob” che con una let­te­ra aper­ta han­no lan­cia­to un ap­pel­lo ai com­po­nen­ti del­la Commissione Bilancio di Camera e Senato per non osta­co­la­re l’iter del te­sto uni­fi­ca­to di leg­ge per la pre­ven­zio­ne, la cu­ra e la ria­bi­li­ta­zio­ne del­la di­pen­den­za da az­zar­do pa­to­lo­gi­co. Si chie­de che il di­se­gno di leg­ge pro­se­gua il suo iter ap­pro­dan­do in Aula. Se in­ve­ce i suoi pun­ti prin­ci­pa­li do­ves­se­ro es­se­re in­cor­po­ra­ti nel­la Delega fi­sca­le la ri­chie­sta è che non scom­pa­ia­no que­sti due aspet­ti che “van­no a col­pi­re le cau­se del pro­ble­ma”. “Il ri­schio – spie­ga al VELINO Gabriele Mandolesi, uno dei coor­di­na­to­ri del­la cam­pa­gna – è che re­sti­no fuo­ri pro­prio que­sti due pun­ti che in­ve­ce so­no fon­da­men­ta­li e che chi ha in­te­res­si nel set­to­re non vuo­le toc­ca­re. Il ri­schio al­tri­men­ti è li­mi­tar­si so­lo all’aspetto del­la cu­ra e quin­di trat­ta­re l’azzardo con ac­cet­ta­zio­ne e sen­so di scon­fit­ta”.

Per chie­de­re ri­spo­ste chia­re al­la po­li­ti­ca do­ma­ni il Movimento ha pro­mos­so una con­fe­ren­za stam­pa a Montecitorio a cui par­te­ci­pe­ran­no di­ver­si de­pu­ta­ti e se­na­to­ri. “Il di­vie­to as­so­lu­to del­la pub­bli­ci­tà per noi è cru­cia­le. C’è una pub­bli­ci­tà del gio­co d’azzardo scri­te­ria­ta e sen­za nes­sun con­trol­lo su qua­lun­que mez­zo – ri­cor­da Mandolesi -, in­ve­ce do­vreb­be es­ser­ci lo stes­so trat­ta­men­to ri­ser­va­to al ta­bac­co”. E an­co­ra: “La tes­se­ra sa­ni­ta­ria ser­ve a rom­pe­re il mec­ca­ni­smo del ri­ci­clag­gio, con­tra­sta­re la cri­mi­na­li­tà or­ga­niz­za­ta e pre­ve­ni­re i com­por­ta­men­ti a ri­schio”. Sullo stop al te­sto di cui è re­la­tri­ce Paola Binetti ag­giun­ge: “Ha pe­sa­to la vo­lon­tà po­li­ti­ca di uti­liz­za­re lo stru­men­to del­la Delega fi­sca­le. Le os­ser­va­zio­ni fat­te dai Monopoli so­no di­scu­ti­bi­li, sia per i tre an­ni ne­ces­sa­ri per l’adeguamento de­gli ap­pa­rec­chi, sia per la per­di­ta di get­ti­to an­nua sti­ma­ta in quat­tro mi­liar­di. Numeri da­ti sen­za pro­ve e coe­ren­za. E sen­za con­si­de­ra­re in­ve­ce i co­sti so­cia­li del gio­co”. Il mo­vi­men­to Slot mob è na­to un an­no e mez­zo fa dal­la so­cie­tà ci­vi­le, ha or­ga­niz­za­to 73 slot mob in 73 cit­tà, al­le sue ini­zia­ti­ve ha vi­sto ade­ri­re 200 as­so­cia­zio­ni e ol­tre 10 mi­la par­te­ci­pan­ti.

La CSR? Un buon investimento per le aziende, una garanzia per i consumatori.

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Via: NeXt // La CSR? Un buon investimento per le aziende, una garanzia per i consumatori.

18 di­cem­bre 2014 – CSR? Un buon in­ve­sti­men­to!  Perchè non è un sem­pli­ce stru­men­to di co­mu­ni­ca­zio­ne, ma una scel­ta stra­te­gi­ca vin­cen­te.  E i cit­ta­di­ni so­no pron­ti a boi­cot­ta­re le azien­de che non in­ve­sto­no in re­spon­sa­bi­li­tà so­cia­le: se­con­do un’indagine Nielsen 2014 il 55% dei con­su­ma­to­ri mon­dia­li è di­spo­sto a pa­ga­re di più per pro­dot­ti e ser­vi­zi di azien­de im­pe­gna­te in pro­gram­mi di so­ste­ni­bi­li­tà am­bien­ta­le e so­cia­le. Uno sce­na­rio pro­met­ten­te quel­lo de­scrit­to du­ran­te il con­ve­gno ‘Csr: da im­pe­gno so­cia­le a van­tag­gio com­pe­ti­ti­vo’, or­ga­niz­za­to a Bologna da Manageritalia, Fondazione e Università Alma Mater, Università di Cadice, Osservatorio an­da­lu­so del­la Csr e Dirse (Associazione dei di­ret­to­ri del­la Csr di 35 azien­de spa­gno­le quo­ta­te a Madrid), tap­pa di un pro­get­to in­ter­na­zio­na­le ini­zia­to tre an­ni fa. L’importanza del­la CSR si ri­flet­te an­che sull’attenzione cre­scen­te ver­so il ruo­lo del CSR ma­na­ger: so­no or­mai l’80% le so­cie­tà quo­ta­te ad ave­re una fi­gu­ra in­te­ra­men­te de­di­ca­ta al­la so­ste­ni­bi­li­tà. E nel re­sto del mon­do? L’attenzione da par­te di con­su­ma­to­ri e cit­ta­di­ni al­la re­spon­sa­bi­li­tà so­cia­le  toc­ca so­prat­tut­to pae­si co­me l’Asia (64%), l’America Latina e Africa/Middle Est (63%), men­tre è più bas­sa in America (America del Nord 42%) e nel Vecchio Continente (Europa 40%).

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