Passione civile

Frontiere: souvenir di Matvejevic

in Riflessioni

«E queste sono le storie del nostro Mediterraneo. Mare di guerre e commerci, drammatiche ostilità ma anche straordinari dialoghi». Fece un ampio gesto del braccio destro, per comprendere l’orizzonte tra la terra e il mare. Allargò il volto in un sorriso amicale. La notte dei racconti e dei ricordi era passata veloce. «Ciao, a presto», disse. E si tuffò. Dal caicco alla costa c’erano un paio di centinaia di metri. Li percorse con vigorose eleganti bracciate. Un altro sorriso, da terra. E poi sparì oltre le piante di macchia, i lentischi e i pini. Dalmazia croata, una decina d’anni fa. Le guerre che avevano insanguinato i paesi dell’ex Jugoslavia s’erano concluse, ma ne restavavano tracce vistose, vivide testimonianze dolenti delle stragi e delle “pulizie etniche”, ferite ancora aperte alimentate da scelte irresponsabili di propaganda nazionalistica e religiosa.

Predrag Matvejevic, padre russo, madre croata, formazione cosmopolita, uno dei più grandi scrittori di storia del Mediterraneo, era tornato in patria, in Croazia, per lunghe vacanze, dopo aver insegnato a Parigi e a Roma. E adesso era lì, a raccontare, con la lingua dei poeti e l’esattezza degli storici, il senso delle frontiere liquide e mobili in quel mare grande in cui sono nate le civiltà dalle quali siamo cresciuti. Le parole del suo “Breviario mediterraneo” e di “Pane nostro”. I miti e le religioni. Le lingue e le culture diverse a confronto. Gli scontri terribili tra Occidente e Oriente e Nord e Sud, tra Cattolicesimo e Islam. Avventurieri e mercanti. Guerrieri e predicatori. Costruttori e distruttori di città. Una mescolanza che sa comunque di fertilità, anche nei momenti dei conflitti più duri: c’è sempre e comunque, un dialogo possibile. Il Mediterraneo in cui è nata l’Europa è patria di ragione, di filosofia e pratica della conoscenza e del confronto, oltre che teatro di scontri. Le frontiere sono luoghi di separazione, ma anche di vicinanza. Lungo i confini si sconfina. Ieri e oggi. Predrag Matvejevic ha passato allegramente gli ottant’anni. Continua a leggere, scrivere, insegnare. E la sua lezione ha sempre il sapore della memoria cara e dell’affascinante attualità.

Antonio Calabrò

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